Cuba: la morte del dissidente Orlando Zapata Tamayo, vittima (anche) di una politica cinica e della nostra indifferenza

Matteo Mecacci
Notizie Radicali

Orlando Zapata TamayoOrlando Zapata TamayoSi chiamava Orlando Zapata Tamayo, prigioniero politico della Cuba di Fidel e Raul Castro, apparteneva al gruppo dissidente “Movimento per l’alternativa repubblicana”, arrestato il 20 marzo 2003 assieme ad altri 74 oppositori, aveva subito varie condanne, fino a cinquant’anni di carcere, per reati come “vilipendio alla figura del Comandante Fidel Castro”. Tre mesi fa, Zapata Tamayo aveva cominciato uno sciopero della fame, dopo che le autorità del carcere gli avevano negato di potersi vestire di bianco (il colore dei prigionieri politici). Nelle ultime settimane era stato nutrito contro la sua volontà, via endovena. Tre giorni fa è morto. Il suo caso è stato portato all’attenzione dell’assemblea di Montecitorio da Matteo Mecacci. Quello che segue è il suo intervento in Aula.

Signor Presidente, prendo la parola per informare l'Aula di un grave lutto che ha colpito nella giornata di ieri il popolo cubano, ma che ha colpito anche tutti coloro che credono nella democrazia e nella possibilità che la libertà arrivi in quell'isola. Nella giornata di ieri è morto un dissidente politico cubano; è morto in carcere (nel quale si trovava dal 2003, ormai da 7 anni),a conclusione di un drammatico sciopero della fame che è durato quasi 90 giorni e che è avvenuto nel silenzio non solo delle istituzioni cubane, ma anche della comunità internazionale.
Signor Presidente, a Cuba dal 2003 sono in carcere oltre 75 dissidenti politici che hanno una sola colpa: avere espresso le loro opinioni, che spesso sono appunto a favore della riforma di un sistema politico chiuso che, nonostante le promesse ed i discorsi fatti a favore di una riforma in senso democratico di quel Paese, con l'ascesa al potere del fratello di Fidel Castro, Raul Castro, non vede ancora concretizzarsi niente. Nel corso degli ultimi mesi sia l'Unione europea sia alcuni Paesi del Sud America hanno fatto aperture politiche importanti nei confronti di quel regime, in qualche modo dando credito a parole e a programmi che vengono fatti sulla modernizzazione di quel Paese, mentre ancora sono in galera persone che hanno solo la colpa di esprimere la loro opinione.
Noi come Partito Radicale il 18 marzo 2007 eravamo, insieme al mio collega Maurizio Turco, alla mia collega Elisabetta Zamparutti, a Maria Fida Moro e a Marco Cappato, per le strade de L'Avana, sulla quinta avenida, a manifestare con le damas de blanco, che sono le mogli, le figlie e le sorelle di quei detenuti politici. Oggi su “La Repubblica” vengono riportate le parole della madre di Orlando Zapata Tamajo, che aveva 42 anni e che è morto per uno sciopero della fame che è rimasto nel silenzio di tutti noi e della comunità internazionale. La madre, Reina Luisa Tamajo, ha detto: Me lo hanno ammazzato. È stato un omicidio premeditato ed ora non resta altro che ringraziare quelli che hanno lottato affinché mio figlio non morisse.
Credo che nella politica del nostro Paese e nella politica internazionale non vi siano tante persone che meritano di essere ringraziate. Speriamo che questa tragica vicenda possa servire da monito affinché coloro che restano tuttora nelle carceri cubane non siano dimenticati e meritino un po' di attenzione anche da parte di una politica che troppo spesso rimane davvero troppo cinica.