Rifugiati uiguri in cambio di aiuti

Sebastian Strangio
Asia Times

 Il giorno dopo aver estradato in segreto venti uiguri richiedenti asilo, imbarcandoli su un volo charter per la Cina, le autorità cambogiane hanno accolto il vicepresidente di Pechino Xi Jin-ping all’aeroporto internazionale di Siem Reap. Nei tre giorni di visita, a metà dicembre del 2009, Xi ha firmato con il governo di Phnom Penh un accordo di aiuto economico senza precedenti, pari a 1,2 miliardi di dollari. Contemporaneamente, i gruppi per i diritti umani e i governi occidentali hanno condannato le deportazioni.

I rifugiati provenivano dalla provincia cinese nord-occidentale del Xinjiang, a maggioranza figura, e facevano parte di un gruppo di ventidue persone entrate in Cambogia a novembre con l’aiuto dei missionari cristiani. Il gruppo era fuggito dopo le sanguinose repressioni del 5 luglio a Urumqi, capitale del Xinjiang.

Koy Kuong, portavoce del ministero degli esteri cambogiano, ha dichiarato che gli uiguri, che avevano chiesto asilo politico tramite l’ufficio locale dell’Alto commissariato per i rifugiati delle Nazioni Unite (UNCHR), sono stati espulsi per aver violato la legge cambogiana in materia di immigrazione. “Non abbiamo niente contro queste persone”, ha spiegato. “Abbiamo seguito la prassi per i casi di cittadini stranieri entrati in Cambogia illegalmente”.

 

Nonostante le smentite, la natura e i tempi della deportazione sono un’evidente dimostrazione dei nuovi legami finanziari e politici tra Pechino e Phnom Penh. Gli aiuti economici cinesi, svincolati dal rispetto dei diritti umani, sono accolti con favore dal governo cambogiano. “La Cina rispetta le decisioni politiche della Cambogia”, aveva dichiarato il primo ministro Hun Sen a settembre, durante una cerimonia per la costruzione di un ponte da 128 milioni di dollari finanziata dal governo cinese. “Costruiscono ponti e strade senza troppe complicazioni”, ha aggiunto.

Il nuovo finanziamento si aggiunge agli 880 milioni di prestiti e sovvenzioni ricevute da Pechino dal 2006. Inclusi i 280 milioni di dollari per l’impianto idroelettrico nella provincia di Kampot e il monolitico palazzo de consiglio dei ministri di Phnom Penh da 30 milioni di dollari, “regalo” del governo cinese. L’arrivo degli uiguri è stato un test senza precedenti per il regime di Hun Sen, costretto a scegliere tra la subordinazione verso il gigante vicino e il rispetto degli obblighi a cui lo lega la convenzione dei rifugiati del 1951.

I rappresentanti dell’UNCHR hanno creduto alla volontà della Cambogia di rispettare i protocolli della convenzione in caso di richiesta di asilo. Nel 2008 l’UNCHR aveva definito la Cambogia un “modello” emergente nel sud-est asiatico per quanto riguarda le politiche di accoglienza dei rifugiati.

Poco prima l’agenzia dell’ONU e il governo cambogiano avevano firmato un accordo per il trasferimento delle pratiche dei richiedenti asilo a un nuovo ufficio per i rifugiati ospitato dal ministro per l’immigrazione. Il cambio di sede, ufficializzato due giorni prima della deportazione degli uiguri, dimostrava il nuovo impegno del paese in difesa dei diritti dei rifugiati. Ma la notte del 18 dicembre 2009 gli uiguri sono stati costretti a salire su camionette della polizia e sono stati trasportati in un aereo in un luogo segreto in Cina.

La decisione di Phnom Penh ha suscitato dure condanne da parte della comunità internazionale. Non sorprende tuttavia che la promessa di 1,2 miliardi di dollari di aiuti di Pechino abbia prevalso sugli obblighi della Cambogia rispetto alla convenzione. Intanto, anche la sede cambogiana dell’UNCHR è stata criticata per aver dato fiducia al governo. Per Sara Colm, di Human rights watch, lasciare nelle mani delle autorità cambogiane la gestione dei rifugiati è stata “una grossa ingenuità”. I dirigenti cambogiani, invece, hanno apertamente accusato l’UNCHR di avere ritardato la verifica delle richieste di asilo lasciando a loro la patata bollente.

Kitty McKinsley, portavoce dell’UNCHR in Asia, ha dichiarato che nonostante le misure straordinarie adottate dall’UNCHR per prevenire le deportazioni, soltanto gli stati hanno il potere per provvedere alla protezione dei richiedenti asilo.