Home ›
Cuba incredula, parlano i dissidenti
Tweet
Assemblea di 300 gruppi tollerati a stento dal regime. Si terra' domani e sabato organizzata da Martha Beatriz Roque, invitati Gorbaciov, Havel e Walesa.
MIAMI - A sentire citare la Sala della Pallacorda, René Gòmez Manzano, da laggiù, dall'Avana, scoppia in una risata che le interferenze telefoniche non riescono a coprire completamente. Un affollato gruppo di dissidenti cubani («300 formazioni d'ogni tipo», dice Gòmez) sta preparando un'Assemblea Per Promuovere La Società Civile, ambiziosa nascita di un «terzo stato» che domani e sabato dovrebbe gettare le fondamenta d'un assalto politico dirompente al regime cubano. No, non è il mondo che cambia; e non è nemmeno una rivolta popolare, o comunque non lo è ancora. Però in 46 anni di castrismo, mai nessuno aveva avuto la forza di montare una macchina sovversiva - «controrivoluzionaria» è l'etichetta ufficiale - di tanta rilevante proporzione, con un invito esteso a Gorbaciov, Havel, Walesa, e a un centinaio di deputati dell’Europarlamento. Alla fine non si sa ancora che domani questi Vip faranno davvero vedere la loro faccia all'aeroporto José Martì, le pratiche del visto pare che siano saldamente ancorate nelle polveri degli uffici consolari cubani; ma la pressione internazionale sta montando. Da laggiù, dall'Avana, fin quando la conversazione non viene tagliata bruscamente da un diligente operatore telefonico di Cuba, el compañero Manzano spiega che sarebbe «piuttosto difficile» parificare con lo splendido salone di Versailles (dove nel giugno del 1790 si votò l'impegno per una Costituzione) questa riunione che fatica anche a trovare un posto decente dove convocarsi . «Altro che saloni e arazzi. Qui bisogna arrangiarsi, stiamo pulendo di erbacce e sterpaglia uno slargo che ci hanno offerto alcuni parenti di Félix Bonne Carcassaés ed è tutta grazia de Diòs; siamo anche andati in giro a raccogliere sedie e panche, e abbiamo fatto una colletta per poter comprare da mangiare a tutti coloro che arriveranno qui da Santiago, Santa Clara, Camaguey. Ci aspettiamo alcune centinaia di delegati, una cinquantina sono già arrivati nonostante che la polizia stia facendo di tutto - minacce, arresti illegali, ricatti - per terrorizzare chi sta per mettersi in marcia verso l'Avana». Quando s'ha da tener conto della dissidenza cubana bisogna procedere con qualche saggia cautela. Non perché i dissidenti non rischino davvero la galera e i tormenti del regime: anche se Fidel nega ogni accusa, e fa sberleffi sonori alle periodiche condanne che riceve dalla Commissione dei Diritti Umani dell'Onu, alcune centinaia di prigionieri politici pagano con anni duri di prigione e d'isolamento la loro opposizione al regime autoritario del Comandante; e comunque, ogni intento di radunare e organizzare a Cuba una linea politica non conformista viene duramente attaccato e sradicato dalle «squadre d'azione rapida» del governo. Tutti spiriti volontari, naturalmente. Però è anche vero che dietro i progetti della dissidenza passa poi un po' di tutto: veri dissidenti, idealisti rigorosi, opportunisti d'ogni risma, agenti provocatori, anche qualche disgraziato che non trova mezzo migliore per puntare a guadagnai-si l'espulsione da Cuba e l'asilo politico in Usa. Districarsi nella miriade di sigle che inseguono il progetto d'una democratizzazione dell'isola non è un grande affare, anche perché spesso le etichette più roboanti nascondono appena uno sparuto gruppetto di volenterosi senza alcun seguito; e quando Gòmez cita «300 formazioni convocate» nel giardino della speranza sa bene, anch’egli, che poi si tratta di mettere assieme un po' di gente che arrivi da ogni parte dell'isola nonostante la repressione dura di Fidel. Che non è certamente Saddam, e che deve anche subire un vessatorio embargo americano, ma che comunque ha una concezione del dibattito politico e della democrazia che perfino a quelli di Versailless, due secoli fa, sarebbe parsa ben poco accettabile.
Questa Assemblea ha una sua credibilità perciò ci mette la faccia Martha Beatriz Roque, l'economista che due anni fa fu incarcerata con altri 74 dissidenti in un improvviso giro di vite del regime castrista e che ora si trova in libertà provvisoria per ragioni di salute. Martha Roque è uno dei nomi più noti della dissidenza, e questo suo piano di rilancio del confronto politico a Cuba si muove all'interno di un disegno che finora ha accolto l'appoggio soprattutto dell'ala più radicale del variegato fronte anticastri sta. Oswaldo Payà, un altro dei nomi noti internazionalmente, non fa parte dei «300 gruppi» che domani faranno a Boyers il loro picnic sovversivo; e anche Elisardo Sànchez, della Commissione per i Diritti Umani, per ora sta lontano. Si tiene defilato, in rigoroso silenzio, anche il governo di Washington, che teme d'inquinare e delegittimare la protesta di Martha Roque. Fidel è abilissimo a montare campagne propagandistiche contro «el imperialismo yanqui». L'altro ieri ha guidato fin sotto la (quasi) ambasciata americana a Cuba una marcia di quasi un milione di «rivoluzionari». Si preparava per l'appuntamento di domani.
MIAMI - A sentire citare la Sala della Pallacorda, René Gòmez Manzano, da laggiù, dall'Avana, scoppia in una risata che le interferenze telefoniche non riescono a coprire completamente. Un affollato gruppo di dissidenti cubani («300 formazioni d'ogni tipo», dice Gòmez) sta preparando un'Assemblea Per Promuovere La Società Civile, ambiziosa nascita di un «terzo stato» che domani e sabato dovrebbe gettare le fondamenta d'un assalto politico dirompente al regime cubano. No, non è il mondo che cambia; e non è nemmeno una rivolta popolare, o comunque non lo è ancora. Però in 46 anni di castrismo, mai nessuno aveva avuto la forza di montare una macchina sovversiva - «controrivoluzionaria» è l'etichetta ufficiale - di tanta rilevante proporzione, con un invito esteso a Gorbaciov, Havel, Walesa, e a un centinaio di deputati dell’Europarlamento. Alla fine non si sa ancora che domani questi Vip faranno davvero vedere la loro faccia all'aeroporto José Martì, le pratiche del visto pare che siano saldamente ancorate nelle polveri degli uffici consolari cubani; ma la pressione internazionale sta montando. Da laggiù, dall'Avana, fin quando la conversazione non viene tagliata bruscamente da un diligente operatore telefonico di Cuba, el compañero Manzano spiega che sarebbe «piuttosto difficile» parificare con lo splendido salone di Versailles (dove nel giugno del 1790 si votò l'impegno per una Costituzione) questa riunione che fatica anche a trovare un posto decente dove convocarsi . «Altro che saloni e arazzi. Qui bisogna arrangiarsi, stiamo pulendo di erbacce e sterpaglia uno slargo che ci hanno offerto alcuni parenti di Félix Bonne Carcassaés ed è tutta grazia de Diòs; siamo anche andati in giro a raccogliere sedie e panche, e abbiamo fatto una colletta per poter comprare da mangiare a tutti coloro che arriveranno qui da Santiago, Santa Clara, Camaguey. Ci aspettiamo alcune centinaia di delegati, una cinquantina sono già arrivati nonostante che la polizia stia facendo di tutto - minacce, arresti illegali, ricatti - per terrorizzare chi sta per mettersi in marcia verso l'Avana». Quando s'ha da tener conto della dissidenza cubana bisogna procedere con qualche saggia cautela. Non perché i dissidenti non rischino davvero la galera e i tormenti del regime: anche se Fidel nega ogni accusa, e fa sberleffi sonori alle periodiche condanne che riceve dalla Commissione dei Diritti Umani dell'Onu, alcune centinaia di prigionieri politici pagano con anni duri di prigione e d'isolamento la loro opposizione al regime autoritario del Comandante; e comunque, ogni intento di radunare e organizzare a Cuba una linea politica non conformista viene duramente attaccato e sradicato dalle «squadre d'azione rapida» del governo. Tutti spiriti volontari, naturalmente. Però è anche vero che dietro i progetti della dissidenza passa poi un po' di tutto: veri dissidenti, idealisti rigorosi, opportunisti d'ogni risma, agenti provocatori, anche qualche disgraziato che non trova mezzo migliore per puntare a guadagnai-si l'espulsione da Cuba e l'asilo politico in Usa. Districarsi nella miriade di sigle che inseguono il progetto d'una democratizzazione dell'isola non è un grande affare, anche perché spesso le etichette più roboanti nascondono appena uno sparuto gruppetto di volenterosi senza alcun seguito; e quando Gòmez cita «300 formazioni convocate» nel giardino della speranza sa bene, anch’egli, che poi si tratta di mettere assieme un po' di gente che arrivi da ogni parte dell'isola nonostante la repressione dura di Fidel. Che non è certamente Saddam, e che deve anche subire un vessatorio embargo americano, ma che comunque ha una concezione del dibattito politico e della democrazia che perfino a quelli di Versailless, due secoli fa, sarebbe parsa ben poco accettabile.
Questa Assemblea ha una sua credibilità perciò ci mette la faccia Martha Beatriz Roque, l'economista che due anni fa fu incarcerata con altri 74 dissidenti in un improvviso giro di vite del regime castrista e che ora si trova in libertà provvisoria per ragioni di salute. Martha Roque è uno dei nomi più noti della dissidenza, e questo suo piano di rilancio del confronto politico a Cuba si muove all'interno di un disegno che finora ha accolto l'appoggio soprattutto dell'ala più radicale del variegato fronte anticastri sta. Oswaldo Payà, un altro dei nomi noti internazionalmente, non fa parte dei «300 gruppi» che domani faranno a Boyers il loro picnic sovversivo; e anche Elisardo Sànchez, della Commissione per i Diritti Umani, per ora sta lontano. Si tiene defilato, in rigoroso silenzio, anche il governo di Washington, che teme d'inquinare e delegittimare la protesta di Martha Roque. Fidel è abilissimo a montare campagne propagandistiche contro «el imperialismo yanqui». L'altro ieri ha guidato fin sotto la (quasi) ambasciata americana a Cuba una marcia di quasi un milione di «rivoluzionari». Si preparava per l'appuntamento di domani.
Members and contributors 2013
| Giuseppe R. Roma | 590 € |
| Salvatore P. Capistrello | 200 € |
| Giancarlo B. Torino | 30 € |
| Marco B. Merano | 20 € |
| Davide B. Prato | 50 € |
| Giuseppe P. Grottammare | 50 € |
| Maurizio T. Roma | 1.000 € |
| Rosa A. Firenze | 590 € |
| Giuliano G. Sondrio | 590 € |
| Sergio Pasquale R. Cremona | 500 € |
| Total SUM | 326.746 € |










