Fecondazione, è guerra sul quorum

AMEDEO CORTESE
Il Messaggero

Il Viminale: quasi tre milioni di votanti all'estero. Capezzone: c'è aria della solita truffa per far fallire i referendum. Tensione in An. Fiori si autosospende, pressioni per convocare l'Assemblea

ROMA - La campagna referendaria continua fra guerra sul quorum e pesanti strascichi delle polemiche dentro An. Quasi tre milioni (per l'esattezza 2.815.573), ha annunciato il Viminale. sono gli italiani all'estero con diritto di voto. «Un numero spiega Pisanu - che potrebbe variare a causa di chi deciderà di votare in Italia e di chi dimostrerà il diritto di votare all'estero pur non essendo ancora iscritto nelle liste» . «Mi riservo di studiare minuziosamente queste cifre - annuncia il segretario dei Radicali Daniele Capezzone - Ma. ad una prima valutazione, la situazione mi pare sostanzialmente invariata rispetto alle cifre del (pessimo e truffaldino passato), quando esiti referendari sono stati sabotati proprio con la truffa dell'inclusione di morti e fantasmi». Intanto, mentre Mantovano pregusta la riscossa («se vince il non voto. confermiamo la rimonta del centrodestra»), dentro An la temperatura resta alta. Dopo l'ufficio di presidenza che martedì ha ribadito la libertà di coscienza. il caso sembrava chiuso. Invece Publio Fiori prende carta e penna e annuncia: «Mi autosospendo dal partito. almeno fino a che non si riuniranno gli organi veri e deputati ad assumere la linea politica. come l'Assemblea Nazionale. L'ufficio di presidenza è un invenzione di Fini. Non è un organo di partito, non è elettivo e non è legittimato a decidere». E. nel merito: «E' inutile ribadire che sono attuali e valide le tesi di Fiuggi. quindi che il partito si fonda sui quei valori, se poi ognuno può fare come vuole. Alleanza Nazionale non è un club, chi non si riconosce nei suoi valori non è nel partito». Anche Teodoro Buontempo. contestando il «sistema oligarchico» che rende An «prigioniera» . chiede l'Assemblea nazionale. E in assenza della convocazione ufficiale invita con una lettera tutti i parlamentari di via della Scrofa ad «autoconvocarsi» .
Ma martedì, durante l'ufficio di presidenza, la possibilità di convocare il parlamentino di An sarebbe stata scartata proprio per evitare, come ha raccontato uno dei partecipanti «che in quella sede Finì venisse messo in minoranza».

In sintonia con Fiori è anche Gustavo Selva, che tornerà a parlare con il leader di An nelle prossime ore: «Non si possono smentire nei fatti le tesi di Fiuggi, limitandosi a riconfermarle in modo generico e vago. Se si vuole essere coerenti con quei documenti, l’astensione o il no sul referendum sono l'unica possibilità ammessa. Ma certamente quelle tesi non contemplano il sì». E contro la libertà di coscienza si schierano le donne, capeggiate dalla Poli Bortone. Più "istituzionale" la posizione del neoministro della Sanità Storace. che preferisce parlare delle prospettive della legge 40: «Credo che comunque occorrerà intervenire in Parlamento. Non sono l'unico a dirlo. Certo, questo sì può fare se il clima non si incendia, ma se si estremizza troppo c'è il rischio che se c'è il quorum, da domani si può fare tutto: se non c'è il quorum, non si può fare niente. Io vorrei la via di mezzo». Fra i sì al referendum, spicca quello espresso dal Manifesto dei cento scienziati capeggiati da Rita Levi Montalcini e Umberto Veronesi, che lancia una sfida in nome della libertà di ricerca scientifica: «L'equivalenza delle cellule staminali adulte rispetto a quelle embrionali è tutta da dimostrare». Intanto, mentre continuano a proliferare i comitati astensionisti (oggi tocca a "Scegli la vita", sottoscritto da 200 parlamentari) , si accende la polemica sull'informazione: il diessino Giulietti chiede alla Vigilanza di monitorare l'informazione Rai che, dividendo in tre lo spazio fra si, no e astensionisti. a suo parere viola le regole della par condicio.