Quando l'acqua santa radicale sposò il diavolo Muccioli


Il Riformista

Nel 1995 Pannella lasciò alle spalle vent’anni di polemiche con San Patrignano

La mattina del 26 gennaio 1995 Marco Pannella e Vincenzo Muccioli sanno di averla fatta grossa e ne sono contenti. A San Patrignano sta per avere inizio il quinto congresso del Coordinamento radicale antiproibizionista e già i giornali raccontano dello «storico incontro tra il diavolo e l'acqua santa». Campioni riconosciuti delle tesi più radicalmente opposte in materia di droghe, i due hanno infatti alle spalle vent'anni di furibonde polemiche. Con la sua decisione a sorpresa, Muccioli rompe l'isolamento seguito alla sua clamorosa condanna per favoreggiamento nell'uccisione - dentro la porcilaia della comunità - del giovane Roberto Maranzano. Dal canto loro i dirigenti del Cora sanno bene come un confronto a viso aperto nella tana del lupo possa garantire loro l'attenzione dei media. La sinistra decide di boicottare l'evento: accusa i radicali di essere passati a destra, svendendo l'antiproibizionismo in cambio di un'alleanza con Silvio Berlusconi. Dal palco - alle sue spalle campeggia la scritta "Antimafia, Antiproibizionismo" - Pannella reagisce contro «questi bacchettoni e collitorti, veri parassiti dell'antiproibizionismo», mentre per Muccioli si tratta di «personaggi senza spessore, che si alimentano attraverso la demonizzazione dell'avversario».

Per quattro giorni, terminato il pranzo, radicali e ospiti della comunità si mischiano così nel piazzale antistante il grande refettorio. È durante questa comune "ora d'aria" che scoprono di non essere tanto diversi, abituati gli uni e gli altri a convivere con una forte personalità carismatica come pure a scandire con il medesimo rigore monacale i diversi momenti delle loro attività. Che gli antiproibizionisti non siano dei pazzi irresponsabili se ne accorge lo stesso Muccioli che, seduto in fondo alla sala con alcuni suoi ragazzi, assiste a diverse fasi del dibattito congressuale. Colpisce l'attenzione con la quale segue le relazioni di operatori e studiosi sulle politiche sociali e sanitarie di riduzione del danno, sulla legalizzazione dei derivati della cannabis e sulle esperienze europee di sonmiinistrazione controllata di eroina da parte dello Stato. I lavori terminano con un dibattito tra lui e Pannella. Il leader radicale polemizza con le critiche a entrambi scagliate da don Benzi («Se i magistrati indagassero sulla sua comunità con la stessa insistenza usata per San Patrignano ne scoprirebbero delle belle») e da don Mazzi («Questo cappellano del consumismo che mentre noi siamo qui a discutere se ne sta a Domenica In, tra ballerine e pubblicità»). Muccioli si dichiara soddisfatto dell'incontro con gli antiproibizionisti («Le mie idee rimangono le stesse ma abbiamo trovato dei punti di contatto») e rispedisce al mittente le scomuniche dei due preti: «Non servono a niente e sono nettamente in contrasto con l'umiltà, la disponibilità a dialogo e al rispetto degli altri di cui hanno bisogno i ragazzi». Insomma, tra i due nasce vera amicizia e una sorta di alleanza politica. All'indomani del suicidio di un tossicomane nel carcere di Padova, firmeranno addirittura un comunicato stampa congiunto: «Protestiamo contro questo nuovo lutto, questa nuova prova dell'insostenibilità dell'attuale comportamento delle istituzioni e della società italiana. Il posto dei tossicodipendenti non può essere il carcere. Leggi e giurisprudenza non possono più secondare, o tollerare, tale infamia». Da San Patrignano non giungono più gli anatemi di un tempo neppure quando ad agosto il leader radicale e altri cinque dirigenti del partito si fanno arrestare per aver distribuito marijuana davanti al mercato romano di Porta Portese. Antonio Schiavon, uno dei più stretti collaboratori di Muccioli, dichiara anzi che «a Pannella va riconosciuta l'onestà intellettuale. Da vent'anni è convinto di certe tesi, che non sono però le nostre». In quelle stesse ore si sta consumando la lunga agonia del fondatore di San Patrignano. Il 19 settembre Pannella piangerà così la scomparsa dell'amico: «Il suo è stato un cammino da pioniere, segnato quindi da errori e ingenuità, ma nel nostro essere avversari avevamo un nemico comune: gli indifferenti. A costo di tragedie anche personali ha creato una comunità straordinaria. Ci lascia ormai divenuto leader di tolleranza, di democrazia, di generosità per tutti. Con ri-conoscenza e amore diciamo che da oggi, se ci si accetta, saremo di San Patrignano anche noi, così come Muccioli ci ha accolti, invitati, compresi e rispettati».