TIBET: IL DALAI LAMA ANNUNCIA LA DESTINAZIONE DEI FONDI DEL PREMIO NOBEL: LOTTA ALLA FAME NEL MONDO, SOCCORSO AL POPOLO ROMENO, FONDAZIONE TIBETANA PER L' APPOGGIO AI METODI NONVIOLENTI E LA DIFESA ECOLOGICA DEL PIANETA. DICHIARAZIONE DI GIOVANNI NEGRI.


CONFERMATO L' INVITO DEL NEO-PRESIDENTE CECOSLOVACCO HAVEL AL LEADER DEI TIBETANI.
Roma, 10 dicembre -N.R.- Mentre giunge conferma dell' invito rivolto contestualmente a Giovanni Paolo II ed al Dalai Lama dal neo-presidente cecoslovacco, Vaclav Havel, per una visita ufficiale in Cecoslovacchia, l'ufficio di rappresentanza del XIV Dalai Lama per l' Europa, cha ha sede a Zurigo, ha reso nota la destinazione dei fondi derivanti dall' attribuzione del Premio Nobel per la Pace 1989 al leader spirituale e politico dei tibetani in esilio.

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QUESTO IL TESTO INTEGRALE DEL COMUNICATO

In considerazione della grave situazione in Romania, Sua Santità il Dalai Lama ha donato 10.000 dollari per un immediato aiuto medico al popolo rumeno attraverso la Croce Rossa Internazionale.

Inoltre Sua Santità ha deciso di donare una parte della somma ricevuta per il Premio Nobel a quanti stanno morendo di fame in varie parti del mondo; una parte ai programmi di lotta alla lebbra in India; una parte ad alcune istituzioni e per programmi a favore della pace.

Infine Sua Santità vorrebbe usare un'altra parte del denaro per costituire una Fondazione Tibetana per la Responsabilità Universale. Questa nuova fondazione attuerà progetti secondo i principi buddisti tibetani al fine di giovare all' umanità, concentrandosi specialmente nell' appoggio ai metodi nonviolenti, al miglioramento della comunicazione tra religione e scienza, ad assicurare i diritti umani e le libertà democratiche ed a conservare e risanare le nostra preziosa Madre Terra. Sua Santità ha aggiunto deliberatamente la parola "tibetana" al nome della fondazione perché diventasse una della prime fondazioni autenticamente tibetane, costituita per agire dal cuore del popolo tibetano, per fare cose buone ed utili non solo per il proprio Paese ma per la gente in tutto il mondo.

Il vecchio Tibet era un po' troppo isolato. Perciò Sua Santità augura che il Tibet in futuro possa aiutare attivamente chi ne abbia bisogno, dovunque si trovi, specialmente attraverso l'uso della nostra conoscenza a livello pscologico, spirituale e filosofico. E' evidente che ci sono molte persone, organizzazioni e governi già impegnati in questo campo, e che altrettanti se ne occuperanno man mano che la crisi planetaria diventerà più evidente ed intensa. Sua Santità è tuttavia convinto che la combinazione tibetana tra spiritualità e pratica costituisca un contributo specifico, per quanto modesto possa essere. Una volta che la fondazione avrà cominciato il suo lavoro, Sua Santità si augura che possa mostrare quale immagine e contributo potrebbe dare al mondo il Tibet libero.

Kelsang Gyaltsen, delegato di Sua Santità il Dalai Lama
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In merito a queste decisioni Giovanni Negri (coordinatore dell' intergruppo parlamentare per il Tibet) ha affermato che "non solo la tragedia di un popolo che ha pagato la perdita della libertà con un milione di morti, la distruzione di un enorme patrimonio culturale, naturale e religioso, ma anche le scelte integralmente nonviolente e di straordinaria attualità del Dalai Lama meritano un grande riconoscimento da parte dell' Occidente e di tutti coloro che lo hanno sin qui ignorato. Per le classi politiche, l' intellighenzia ufficiale e la sinistra occidentale il grave torto dei tibetani è stato per anni quello di non avere inneggiato alla lotta armata per l' indipendenza nazionale, compiendo invece scelte gandhiane, per una soluzione transnazionale di autonomia e libertà per il Tibet. Ma i tempi fortunatamente cambiano anche in questo e ci auguriamo che Vaclav Havel, presidente della Cecoslovacchia liberata, non sia il solo Capo di Stato e di governo europeo ad avere occhi ed orecchie per il Premio Nobel de
lla Pace e per a sua giusta causa."