La situazione. Il durissimo atto d’accusa di Clare Short;, questione Tibet e Dalai Lama; una domanda a Giovanni Gennari de “l’Avvenire”

Valter Vecellio
Notizie Radicali

Il Consiglio dei ministri britannico completamente esautorato, e che non assume alcuna decisione sulla guerra in Irak, perché alla vigilia del conflitto le scelte erano state avocate dall’allora premier Tony Blair. E’ un durissimo atto d’accusa quello sferrato ieri dall’ex ministro dello sviluppo internazionale Clare Short ascoltata dalla Commissione che indaga sulle circostanze che hanno portato al conflitto. “Il Cabinet” fu completamente emarginato, e il Parlamento alla fine si limitò a mettere solo un timbro su questa decisione. Non solo: si verificò uno stallo nelle comunicazioni tra i ministri, tutto veniva deciso nel circolo ristretto degli uomini di fiducia di Blair, che a causa dell’ansia di restare a fianco degli Stati Uniti non tenne in alcun conto degli avvertimenti dei militari secondo i quali il Regno Unito non era pronto alla guerra, né dette alcun peso a chi metteva in guardia dai massacri umanitari che poi hanno avuto luogo.

Ho cercato di riassumere i due lanci che ieri le due principali agenzie di informazione, l’ “Ansa” e l’“Agi”, da Londra hanno dedicato alla lunga deposizione di Clare Short,e che gli ascoltatori di “Radio Radicale”, unici, hanno potuto ascoltare integralmente e in diretta.
Si tratta di lanci di agenzia sostanzialmente corretti, riassumono egregiamente quello che la Short ha detto ieri. Peccato solo che ci sia una non irrilevante omissione: in un paio di occasioni almeno ha esplicitamente fatto riferimento all’ipotesi che la guerra potesse essere scongiurata se solo si fosse garantito a Saddam e ai suoi l’esilio. Stranamente, curiosamente, non viene fatto alcun cenno a questa possibilità, che Blair esplicitamente scartò, non prese in alcuna considerazione; eppure Clare Short ha di fatto confermato come meglio e di più non si sarebbe potuto fare, quello che Marco Pannella va gridando – letteralmente silenziato – da anni. Annotiamolo, nel già voluminoso dossier di omissioni e censure che, per dolo, colpa, disattenzione, ignoranza, interesse, calcolo, è la cifra di questa vicenda.

Seconda riflessione, questione tibetana: i rappresentanti del Dalai Lama hanno chiesto al governo cinese di porre fine alle accuse, definite “senza fondamento” di separatismo contro il capo spirituale dei tibetani in esilio. Ritornati a Dharamsala dopo una serie di colloqui con i rappresentanti del governo di Pechino, i due emissari del governo tibetano in esilio hanno dichiarato di rifiutare l’immagine data dai cinesi del Dalai Lama come fautore dell’indipendenza e preoccupato solo del suo potere politico e personale; e dal momento che il Dalai Lama non discute la sovranità cinese sul Tibet si sono detti fiduciosi che sia possibile trovare un possibile terreno di intesa sui diritti e il benessere dei tibetani. Né il Dalai Lama né altri membri del governo in esilio hanno pretese da avanzate, la questione da affrontare e risolvere, dicono, è attuare una genuina autonomia che permetta ai tibetani di governarsi in sintonia con le loro capacità ed esigenze.
Come sapete, uno dei tre obiettivi del digiuno, del Satyagraha di Pannella è che la comunità internazionale accerti ufficialmente lo stato delle trattative tra governo cinese e tibetani. Qualcosa forse si muove nella direzione giusta; a volerlo sapere, a poterlo sapere.

Terza riflessione. “L’Avvenire” di ieri, nella rubrica di “Rossomalpelo” Giovanni Gennari, ha polemizzato con Luigi Manconi e con quanti sostengono che i cattolici possono convivere benissimo con Emma Bonino e votarla alle prossime elezioni regionali.

A Gennari e a chi come lui sostiene il contrario, sarebbe facile obiettare che una quantità di esempi li smentiscono: un nome tra tanti: Bruno De Finetti, splendida figura di credente, cattolico, matematico illustre, membro dell’Accademia dei Lincei; e fino al giorno della morte, militante radicale.

Ma al di là delle persone. L’essere credenti osservanti e praticanti non garantisce di per sé di essere un buon amministratore; e qualunque analista di risultati elettorali può confermare che un elettore, quando ha la percezione che un candidato merita fiducia (o perlomeno corrisponde a un suo interesse), lo vota; e la fiducia si guadagna e conquista con il “fare”, con l’“essere”. Un buon cattolico può essere un pessimo amministratore esattamente come un laico. Però all’elettore cattolico che vuole in qualche modo cercare di conciliare fede e “cosa pubblica”, si può ricordare qualcosa che ha – o dovrebbe avere – comunque un peso.
Non rubare, prescrive il settimo comandamento. In una parola, questione morale. Lontanissimo dagli atteggiamenti demagogici alla Di Pietro; però si può riconoscere ai radicali quello che una volta Indro Montanelli disse di Marco Pannella: e che cioè una cosa era indiscutibile, che odorava di bucato pulito? Voglio dire: Emma Bonino è leader di un partito che nei suoi cinquant’anni di storia non ha mai avuto un solo dirigente, iscritto o militante che sia stato processato e condannato per reati di tangenti, peculato, appropriazioni indebite; e neppure semplicemente indagato. Giampaolo Pansa, recentemente, parlando degli anni di Tangentopoli, ha detto che i tangentocrati consideravano “inaffidabili” i radicali, e che non ci provavano neppure ad allungar loro bustarelle. Ha ragione: i radicali da questo punto di vista sono inaffidabili. Sarebbero andati di corsa al più vicino commissariato, alla più vicina stazione dei carabinieri. Nessun radicale ha mai beneficiato di appartamenti di enti, affitti o acquisti di favore o quant’altro. Significa qualcosa?

“L’Espresso” ha recentemente pubblicato un paio di interessantissimi reportages di Fabrizio Gatti. Il primo, intitolato “La rivolta degli schiavi” parte dai fatti di Rosarno, ma non solo. Tutto il sistema immigrazione è a pezzi, scrive Gatti, che sottolinea tra le cause che spingono gli extracomunitari alla clandestinità e all’illegalità vi sia anche il fatto che il rinnovo dei permessi di soggiorno è un fallimento: la legge impone venti giorni per la consegna del nuovo documento. Le questure arrivano a una media di 101 giorni con picchi di 850: cioè quasi due anni e mezzo, durante i quali chi resta disoccupato rischia di non essere più assunto, anche se trova un altro posto. E’ questa la storia di alcuni tra i trecento immigrati di tutta Italia che si sono uniti alla protesta del Partito Radicale. Da settimane stanno facendo uno sciopero della fame a staffetta nella speranza che il ministro dell’Interno Maroni si accorga di loro”.
Contemporaneamente, ogni giorno, dal “pianeta giustizia” notizie sempre più terrificanti e inquietanti: suicidi in carcere, penitenziari che “esplodono”, processi che non si celebrano, prescrizioni di massa, ma anche di classe: solo per chi si può permettere buoni avvocati con agganci e capacità di ritardare i processi, cosicché in cella ci vanno solo poveri diavoli… il 50 per cento di persone incarcerate lo sono per motivi legati alla droga; almeno un detenuto su 4 è tossicodipendente; in carcere dunque non ci dovrebbe stare; la presenza di Hiv/Aids oscilla intorno al 5 per cento, il 60 per cento dei detenuti è malato di una forma di epatite, il tutto aggravato dal sovraffollamento. Questa è la fotografia dello stato della salute nelle carceri italiane...

Extracomunitari, carcere, giustizia: fronti che da sempre vedono i radicali impegnati. Ecco: a Gennari e a quanti si chiedono se i cattolici possono convivere con Marco Pannella ed Emma Bonino, si può chiedere: su questi temi, su questi valori, i cattolici, i credenti a chi sono più vicini, con chi sono più in sintonia: con la Lega di Umberto Bossi, di Roberto Castelli, di Roberto Maroni, con la PdL di Silvio Berlusconi, Maurizio Gasparri, Ignazio La Russa; o, piuttosto, con i radicali?