Siria, i torturati fanno causa allo Stato

Guido Olimpio
Corriere della Sera

Il regime sotto pressione sta pensando di restituire i diritti civili agli oppositori politici. Un 'associazione umanitaria presenterà dossier su molti casi di morti e sevizie in carcere

La Siria, sotto pressione internazionale, manovra sull'insidioso terreno dei diritti umani. Fonti vicine al governo — citate dall'agenzia Aki — non hanno escluso di poter restituire i diritti civili agli oppositori che ne sono stati privati. Damasco. aggiungono i funzionari, starebbe per emettere un decreto che porterebbe al reinserimento di centinaia di oppositori, una parte dei quali vive all'estero. La mossa del potere coincide con una sfida, senza precedenti, della Associazione per i diritti umani in Siria (Hras). Haitam Malileh, avvocato e rappresentante dell'organizzazione, ha annunciato che accuserà il regime di tortura, presentando dossier particolareggiati su persone uccise o seviziate in carcere. Durante l'ultimo anno, afferma il legale, sette uomini sono deceduti durante le detenzione in seguito al trattamento subito da parte della polizia. Un'accusa che Damasco ha respinto, definendola «priva di fondamento». Gli oppositori sostengono che nelle prigioni siriane vi sono non meno di 2 mila detenuti politici, privati di qualsiasi diritto o tutela. Spesso svaniscono senza lasciare traccia: l'arresto può non essere registrato e ci sono ben 13 servizi segreti, ognuno con le proprie prigioni. Per questo la Hras ha sollecitato le autorità ad aprire i dossier, rivelando che fine abbiano fatto i prigionieri, il loro status e il carcere. «Mettere sotto processo il presidente Assad non è possibile ha spiegato Malleh. Ma mi accontenterei di portare in giudizio qualche alto funzionario». Una missione impossibile: dal 1969 è in vigore una legge che impedisce di processare gli 007 in caso di detenuti morti o torturati. L'avvocato ha raccontato come funziona il «sistema siriano»: «Io stesso sono stato ospite di Hafez Assad (il defunto presidente, ndr) per sette anni. Non mi hanno mai portato in tribunale nè spiegato la ragione dell'arresto. Un giorno, sempre senza alcuna spiegazione sono tornato libero». I primi due casi ai quali sta lavorando l'avvocato sono quelli di Omar Kalo, per 18 anni in una cella di Tadmor, e di Nizer Daghestani, attivista islamica che ha trascorso sette anni in prigione. Nella cartella clinica di quest'ultimo si precisa che pesa appena 45 chilogrammi mentre ha subito diverse fratture a causa delle continue percosse, L'Hras chiamerà in causa il ministro della Difesa. Il regime, per ora, reagisce con cautela. In marzo, l'ambasciatore siriano negli Usa ha promesso che entro giugno «non ci saranno più detenuti politici». Una promessa seguita dai segnali di questi giorni. Fonti diplomatiche aggiungono che lo scontro sui diritti umani possa avere ripercussioni all'interno della stessa nomenclatura. Gli occidentali in particolare gli europei stanno ampliando i rapporti con elementi moderati e modernizzatori, definiti i «mandarini» . Vicini al mondo degli affari, dovrebbero sostenere Bashar Assad in un piano riformista dove il ritiro completo delle truppe dal Libano è il primo punto. Inoltre gli americani avrebbero fatto pressioni per ridurre il peso della vecchia guardia, i cosiddetti «dinosauri» che avrebbero imbrigliato il presidente con una rete composta da 007, generali e affaristi. Ma in Israele, diversi osservatori — peraltro interessati e dunque non neutrali — hanno messo in guardia sulle conseguenze dello sgombero dal Libano: i generali potrebbero vendicarsi con Bashar.