La situazione. Carcere, uiguri, Tibet, nuovi schiavi. E’ sempre un problema di conoscenza e di informazione.

Valter Vecellio
Notizie Radicali

C’è un sito, si chiama “Aprile on-line”, che pone una questione interessante e che è giusto porre. Lo fa Bernardo Aiello, in una nota dove si osserva che il problema delle carceri è come magicamente sparito dai media; e si chiede: “l’approvazione del piano Alfano ha funzionato da anestetico delle coscienze dei cittadini nei riguardi di questa vergognosa manifestazione di italica barbarie?”. Bisognerebbe piuttosto seguire l’evolversi della situazione nei penitenziari, suggerisce Aiello; ed è suggerimento, invito che andrebbe accolto. Con una postilla: non passa praticamente giorno senza che Rita Bernardini e i parlamentari radicali presentino un’interrogazione sulla situazione delle carceri, continuano le visite ispettive, continua il digiuno di Marco Pannella, che tra i suoi obiettivi ha appunto anche la questione della giustizia in Italia, questa enorme ordinaria emergenza che si trascina da anni. E a proposito di carceri: Luigi Manconi, ccon la sua meritoria associazione “A buon diritto” ha reso noto che il capo dell’Amministrazione penitenziaria ha diramato una circolare in cui si invitano i direttori delle carceri a organizzare corsi di formazione contro i suicidi e per prevenire gli atti di autolesionismo dei detenuti. “Finalmente”, dice Manconi, “dopo l’anno più orribile nella storia del sistema giudiziario con il record di 72 suicidi nel 2009, il capo dell’amministrazione si è accorto che qualcosa non va; ma si tratta comunque di un provvedimento tardivo, e che richiede tempi lunghi. In realtà, il vero problema è la cronica mancanza di psicologi nelle carceri. Una carenza tanto grave, che si può riassumere con questo solo dato: oggi i pochi psicologi in servizio nelle carceri possono dedicare solo dieci minuti al mese per ciascun detenuto, con quali effetti sulla prevenzione dei suicidi è facile immaginare”.
Realtà sconosciute, che evidentemente si ha interesse restino tali.

E a proposito di informazione. Da tempo si propone che il servizio pubblico radio-televisivo si doti, istituisca una struttura, un format che si occupi specificatamente e continuativamente, dei diritti umani. Facciamo una simulazione, ipotizziamo che questa struttura ci sia. Ecco, probabilmente ci si sarebbe occupati della visita di Rebiya Kadeer, la presidente del Congresso Mondiale degli Uguri – questa minoranza della Cina che aspira a una forma di autonomia – ha fatto a Bolzano al presidente della provincia autonoma. Rebiya Kadeer era accompagnata dalla vice-presidente dell’Unione Europea dei Gruppi Etnici Martha Strocker, e si è informata sul modello di autonomia altoatesino; un modello che il Dalai Lama, la guida spirituale dei Tibetani ha esplicitamente indicato in una recente intervista al settimanale “l’Espresso”: autonomia e non indipendenza dal governo di Pechino. E qualcosa si muove anche su quel fronte. L’agenzia “France Press”, ieri, ha messo in rete un lungo dispaccio dove si dava notizia che i colloqui tra governo cinese e i rappresentanti del Dalai Lama erano ripresi; si riassumevano i termini del contenzioso, e si lascia trasparire un cautissimo ottimismo, non sapremmo dire motivato da cosa. Insomma, qui siamo al secondo dei tre obiettivi del digiuno di Pannella: che la comunità internazionale accerti ufficialmente lo stato delle trattative tra governo cinese e tibetani. E anche qui, è un problema di conoscenza e di informazione.

Il format poi si sarebbe potuto occupare di questioni che qui accenniamo solo, e su cui potremo tornare più adeguatamente nei prossimi giorni: la vicenda, per esempio di una giovane russa, Oxana, morta in circostanze misteriose dopo essere diventata vittima dei trafficanti di esseri umani. Il caso è stato portato all’attenzione dei parlamentari del Consiglio d’Europa come paradigma della nuova schiavitù. Il padre della ragazza, Nikolai Rantsev, chiede che ciò che è accaduto a sua figlia non accada più a nessuno: “Per due volte mia figlia mi aveva chiesto di poter andare all’estero per migliorare il suo inglese. Per due volte le avevo rifiutato il permesso. Poi un giorno è tornata a casa con un contratto di un mese come interprete. Lessi il contratto non ci trovai nulla di strano, e così le diedi il permesso”. Oxana arriva in Occidente, non c’è alcun lavoro da interprete, piuttosto si deve esibire in un cabaret di Cipro; e muore, in circostanze mai chiarite.

Una parlamentare austriaca, Gisela Wurm, ha preso il caso di Oxana come esempio della necessità di combattere contro quella che ha definito “moderna forma di schiavitù”, e ha redatto un rapporto intitolato “Azione contro la tratta di esseri umani: promuovere la convenzione del Consiglio d’Europa”. Nel rapporto si chiede a tutti i paesi che ancora non hanno ratificato la convenzione del Consiglio d’Europa di farlo quanto prima”.

La ratifica della convenzione, dice Gisela Wurm il modo di lottare efficacemente contro la tratta di esseri umani, prevede misure per proteggere le vittime e un sistema per controllare che i singoli Stati rispettino gli obblighi assunti con la ratifica. Neppure a dirlo, tra questi paesi inadempienti c’è anche l’Italia. Peccato che non ci siano più parlamentari radicali al Parlamento Europeo. Questa la situazione, questi i fatti.