NON MI SEPARO MAI SOLAMENTE DA ME STESSA

Valeria Manieri
Italia Oggi

Il look sobrio è fondamentale per sempre sulle barricate.


C'è sempre il rischio di dimenticare qualcosa quando si parla di una donna così internazionale. Il trucco per non perdere nessuna sfumatura? Riportare tutto a una dimensione più privata e vederla arrivare, come sempre, a bordo della sua mini verde scuro. "La mia Mini è un po' vecchiatta, ogni tanto si rompe, ma non molla. Se devo spostarmi per lavoro però, la macchina di servizio non mi fa perdere tempo a cercare un introvabile parcheggio...".
Il nostro ministro per il commercio internazionale e per le politiche comunitarie è sempre di corsa e bisogna sbirciare attentamente per cogliere qualche particolare in più. Eccola accendere una immancabile Muratti e tirar fuori dalla borsa un porta accendino, di quelli con catenella incorporata: "Regalo di una amica: bello e molto utile, così evito di rubare in giro gli accendini ai colleghi". Per il resto, la sua è una rassicurante sobrietà, italian style: "In genere mi vestono le amiche o mia sorella perché non ho pazienza di fare shopping, però mi piace molto la semplicità di Armani e le borse di Fendi". Confessa una passione per le immersioni subacquee. "Appena posso e ovunque posso, con una predilezione particolare per Ras Mohammed che ogni volta mi stupisce e mi emoziona".
Allora per chiederle cose per così dire terra- terra la costringi a parlare dell'ultimo film che ha visto: "Mare Dentro, di Alejandro Amenàbar: introduce un tema di grande importanza come l'eutanasia. Proprio in questi giorni se ne parla grazie all'Associazione Coscioni e alla forza di Piero Welby". Poi la musica: "Spesso canticchio canzoni degli anni '60 '70 italiane o americane. Amo molto Giorgio Gaber". Che confessi qualche frivolezza incredibile? Impossibile. "Una cosa da cui non mi separo mai? Da me stessa".
Difficile credere alle critiche che le danno della "convertita alla realpolitik di governo" dopo la missione in Cina: secondo alcuni troppo soft il suo richiamo ai diritti umani. "Nei prossimi mesi ho viaggi di lavoro in Russia dove esiste il dramma ceceno, nei paesi arabi del golfo, dove esiste la shari'a, negli Stati Uniti con la pena di morte e Guantanamo. Mi devo mettere cartelli ovunque per alimentare il cicaleccio de La Padania o di Magna Carta, o devo limitare le mie attività alla Svezia e forse alla Svizzera? Un membro del governo ha certamente la possibilità di dare un input nelle discussioni collegiali e quella di orientare il portafoglio che gli è affidato. Ma a chi e a cosa servirebbe un ministro del commercio internazionale che rifiuta di interloquire con paesi e governi che non superano tutti i canoni di osservanza del diritto internazionale?". Sempre piena di dossier, libri appena usciti, ricerche che consulta continuamente, Emma Bonino è uno di quei politici in via d'estinzione per senso del dovere e professionalità. Il ministro è anche una persona che non usa poi molti giri di parole per rispondere alle critiche, specie a quelle delle ultime settimane: "Dico francamente ai soloni che mi hanno criticato; se c'è da stare sulle barricate, ci so stare meglio di tanti di loro. L'ho fatto per tanti anni e non me ne pento. Ma non sono disponibile a fare da parafulmine o da fusibile in questo festival del massimalismo da salotto".
Ama la franchezza, anche a rischio di non sembrare simpatica... ma si sa: tanto più si viene considerati di cattivo carattere, quanto più c'è da fidarsi e c'è da scommettere su questo "monello di Montecitorio", come amava definirla il Presidente Pertini. Altro che Realpolitik.