"CARO RUTELLI, NIENTE LEZIONI E' L'IGNAVIA CHE AIUTA IL TERRORE"

Giovanna Casadio
La Repubblica

Emma Bonino al leader Dl che ha criticato la guerra in Iraq per avere rafforzato il terrorismo.



ROMA - Ministro Emma Bonino, pagheremo a lungo le conseguenze dell´avventura irachena, come sostiene il vice premier Rutelli a proposito dell´escalation del terrorismo?

«Questo è un dibattito che potremmo fare per vent´anni ma non aiuta ad affrontare il problema che abbiamo di fronte. Ricordo che noi Radicali ci siamo spesi per l´esilio forzato di Saddam: nessuno l´ha preso sul serio. Gli Usa hanno ora lasciato l´Europa a negoziare con l´Iran e non mi pare che l´Ue abbia negoziato granché, se è vero che c´è l´Iran dietro gli Hezbollah. Voglio dire che l´hardpower, l´intervento militare, non ha funzionato ma neppure il softpower funziona. Difficile quindi dare lezioni agli altri, agli Usa o a Israele. L´Apocalisse sfiorata in Gran Bretagna è un bel promemoria che la minaccia terroristica c´è. Ma non ci sono soluzioni miracolistiche, siamo di fronte a uno scontro asimmetrico. Nulla va lasciato intentato».

Politiche sbagliate però favoriscono il terrorismo.

«Fare ha sempre dei margini di rischio, il non-fare la certezza».

E il governo Prodi cosa dovrebbe fare?

«Non sottovalutare la minaccia terroristica come si tende a fare quando non se ne parla per mesi. Non è che l´Italia possa essere l´attore globale, però assumere delle responsabilità sì, come per l´Afghanistan, sia pure con qualche maldipancia: esserci per stabilizzare quel paese, è importante. L´Italia deve negoziare con tutti però partendo da punti chiari: in Medio Oriente ad esempio, l´aggredito è Israele».

La risposta israeliana all´attacco libanese è "non proporzionata"? Lo sostiene il governo di cui lei fa parte.

«No. L´ho detto anche in consiglio dei ministri: sproporzionata rispetto a cosa, di grazia? Qual è il termine di paragone per un paese di cui Ahmadinejad dice che deve sparire dalle carte geografiche? La rampa di lancio dei missili in Libano sta nel centro urbano e mescolata ai civili, è ovvio che la reazione colpisca i civili. Stando in ufficio, facile dire "state calmi". Certo c´è il rischio di un circolo vizioso, da cui non si esce senza un progetto politico. Sono convinta che Israele debba entrare nella Nato e nella Ue: se questa proposta non piace qualcuno ne faccia altre. Non c´è una proposta per il "dopo armi", lo dico a Israele con sofferenza».

Il centrodestra attacca: con la cittadinanza-breve agli immigrati finiremo come Londra. Apriamo le porte al pericolo islamico?

«Questi immigrati, islamici e non, vivono già tra di noi. Il vincolo previsto dal ddl è di 5 anni di presenza legale, e non c´è automatismo. Occorre un test sulla lingua. È un tentativo di acquisirli ai valori e alle regole della democrazia, ai diritti e ai doveri, così da meglio isolare gli altri. Funzionerà? Non si può avere la sicurezza al cento per cento. E ci autorizza a essere più rigorosi nei confronti dei clandestini».

C'è un collegamento tra crisi mediorientale e Londra? Siamo sotto la minaccia degli islamo-fascisti?

«La logica dei fanatici terroristi ci sfugge, è difficilmente decifrabile. Definirli con Bush, islamo-fascisti non rende giustizia ai milioni di musulmani pacifici. Preferisco chiamarli terroristi. Punto».

Più al riparo dal terrorismo ora che le truppe italiane lasciano l´Iraq?

«Non è che l´Egitto (3 attentati in 6 mesi) fosse schierato al seguito di Bush, o l´India. La Turchia non ha lasciato passare le truppe americane e ha avuto tre attentati. Questa teoria che basta essere anti Bush per essere al riparo del terrorismo, non regge».

Quale ruolo per l´Europa?

«L´Europa non ha una politica estera comune, nonostante gli sforzi sovrumani di Solana. Nel caso di Londra c´è stato coordinamento di intelligence, almeno. Come ministro del Commercio internazionale guardo con preoccupazione al fallimento di Doha che non è solo una grave perdita per la crescita mondiale, come dice la Bce, ma implica l´indebolimento del Wto. Chiaro che se viene meno l´accordo multilaterale i paesi si orienteranno su accordi bilaterali e questo può provocare un potenziale ritorno del protezionismo».