VIGNETTA: "la legge Reale"
I confini dell'Italia sono racchiusi da una catena. Fanfani, in mezzo, getta a mare la chiave del lucchetto
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Signor Presidente, dia alle donne yemenite una possibilità
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Yemen Times ha avuto il privilegio di intervistare diverse personalità politiche illustri degli ultimi dodici anni. Nessuno di loro era così impegnato nella difesa delle donne yemenite come lo è stata Emma Bonino. Essendo una delle più attive e controverse figure europee, Emma Bonino esprime il suo pensiero molto apertamente anche nelle situazioni più improbabili. Durante la sua ultima visita in Yemen in qualità di osservatrice delle elezioni parlamentari che si sono tenute il 27 aprile, Emma ha espresso una sobria nota critica al Presidente Ali Abdullah Saleh, e si tratta di uno degli “incidenti” diplomatici più interessanti di questo tipo.
“La preparazione delle elezioni è stata buona, liste dei candidati, votanti e tutti gli altri adempimenti preliminari sono stati eccellenti, ma c’è una cosa che vorrei sottolineare.” Ha provocato il Presidente Saleh durante un breve ricevimento che il Presidente ha tenuto con gli osservatori stranieri e i giornalisti un giorno prima delle elezioni. “Ho avuto l’impressione che il numero delle donne candidate alle elezioni parlamentari yemenite fosse estremamente basso… Signor Presidente, sono delusa nel constatare che la partecipazione delle donne in qualità di candidate alle elezioni parlamentari è diminuita dal 1993… Le donne sono le vostre madri, mogli, figlie e non dovreste escludere metà della nazione dal partecipare come candidate ad elezioni così importanti.” Così ha incalzato davanti agli altri ospiti il presidente alquanto sorpreso.
Sperando di ricevere un “Sì” da Emma, il Presidente Saleh ha chiesto, “Ho il diritto di rispondere?” in una sequenza di eventi che possono essere definiti “rari” nel contesto di un incontro con un capo di Stato.
Io insieme ad altri ci siamo stupiti del modo in cui ha apertamente e con forza sollevato un simile punto in circostanze così improbabili. Quando le abbiamo chiesto la ragione per cui avesse rilasciato un commento così forte nel corso dell’incontro lei ha detto, “Non prevedevo di intervenire, ma quando mi hanno offerto la possibilità di farlo, ho detto chiaramente e apertamente quello che penso. Io sono così e avrebbero dovuto saperlo.”
L’ho intervistata per conoscere di più del suo pensiero sullo Yemen e sul mondo.
“E’ una donna radicale” mi ha detto uno degli ospiti. Sì, davvero!
Una radicale visionaria con conquiste gloriose
Nata nel nord-est dell’Italia nel 1948, Emma ha iniziato organizzando la campagna per la legalizzazione dell’aborto in Italia quando aveva 24 anni. Nel 1976, è stata eletta con il Partito Radicale al Parlamento italiano. I suoi sforzi hanno reso l’aborto legale nel 1978. l’anno seguente è diventata membro del Parlamento Europeo. Nel 1995, è nominata Commissario Europeo responsabile dell’Aiuto Umanitario e della Pesca. E’ stata la prima donna candidata alla carica di Presidente della Repubblica italiana nel 1999, quando è stata rieletta al Parlamento Europeo.
Non convinto della risposta del Presidente sulla candidatura delle donne, ho chiesto ad Emma se lei fosse persuasa della risposta che il Presidente ha dato alla sua osservazione sullo scarso livello di partecipazione delle donne in qualità di candidate alle ultime elezioni in Yemen – solo 11 candidate e una di loro ha conquistato un seggio in parlamento -, Emma ha risposto, “Non ero completamente convinta della risposta del Presidente Saleh che ha detto che la partecipazione delle donne necessita di tempo. Credo che sia una risposta molto simile da quella che danno altri capi di Stato nel mondo.
Ero un po’ delusa, come ho detto durante l’incontro, dell’assenza di partecipazione delle donne in qualità di candidate e non solo di votanti.non sono soddisfatta della risposta perché innanzitutto, la presenza delle donne sta subendo un declino e questo contraddice quello che il Presidente ha detto e cioè che è necessario del tempo. Il punto è che la partecipazione delle donne ha subito un calo e questo significa ce la società era più aperta nel ’93 che nel ’97 e nel ì97 era più aperta di oggi. Il secondo punto è che le donne fanno parte della società quindi le società non sono qualcosa cui teoricamente solo gli uomini appartengono. Le donne che ho recentemente incontrato in Yemen erano competenti e sicure come gli uomini, come ovunque nel mondo. Erano avvocatesse, dottoresse, ginecologhe, etc. con possibilità di successo per la loro vita anche lavorativa. Anch’esse sono parte della società, sicché a che tipo di società fa riferimento il Presidente?
La mia esperienza internazionale mi fa ritenere che non è tanto la società quanto gli ostacoli e le procedure proprie dei partiti politici che impediscono alle donne di avere un ruolo nei processi decisionali.”
Ma quando ho ricordato ad Emma quello che il Dr Abdulkareem Al-Iryani ha detto in una conferenza stampa il 28 aprile e cioè che le figure che a livello sociale controllano i diversi distretti (?) sono coloro che decidono di eludere le donne dalle candidature, Emma ha risposto furiosa, “La spiegazione resa in conferenza stampa secondo cui le donne non hanno partecipato a queste elezioni perché la società ha deciso in tal senso, non è esatta perché il 48% delle donne in queste aree sono registrate e questo dimostra che c’è interesse alla partecipazione. Questo non prova che le donne sono parte della società e per questo non si può agire contro di loro? Che significa società? Ma poi, per essere candidate, gli ostacoli li incontrano all’interno dei partiti politici. Oggi ho incontrato alcuni responsabili yemeniti e spero che il mio messaggio sia giunto. Ho avuto un incontro con il Ministro degli Esteri e abbiamo lungamente discusso di questo tema.
Sono contenta che il ministro abbia convenuto dicendo che forse è possibile fare dei cambiamenti a livello di commissioni che selezionano i candidati. Giusto per persistere sulla via della provocazione, si presenta ora una buona opportunità per ripagare questo tema di più attenzione. Il governo ora ha l’opportunità di nominare donne ministre il che rappresenterebbe una riforma.
Il vostro establishment dovrebbe riconoscere che esiste un problema ed hanno la possibilità di fare qualcosa per questo. Le loro buone intenzioni possono trovare concretezza nei passi da fare per la nomina del nuovo governo. Per compensare questa mancanza possono nominare delle donne nel gabinetto dei ministri, anche se in parlamento dovessero esserci poche donne o nessuna.”
Il 27 aprile le elezioni: Bene nel complesso
Con l’eccezione della scarsa partecipazione delle donne in qualità di candidate, Emma ritiene che il processo complessivamente sia andato bene. “La mia valutazione è che dal punto di vista tecnico, che significa trasparenza e una serie di altre cose, devo dire francamente che sono impressionata. Non voglio esagerare ma credo, sulla base della mia esperienza elettorale internazionale, soprattutto nei paesi fragili – con democrazie emergenti – ma anche in quelli più sviluppati, che le vostre elezioni sono andate ragionevolmente bene.
Posso fare molti esempi a sostegno di questa affermazione. Ero in un seggio durante il giorno del voto e due persone non potevano votare perché i loro numeri non corrispondevano ed ero impressionata perché qualcuno ha chiamato la Commissione Suprema per le Elezioni e i Referendum e in venti minuti è arrivata una persona che ha trovato la soluzione del problema e abbiamo scoperto che l’errore era stato quello di aver trascritto male i numeri delle carte d’identità dei due elettori. Anche durante lo spoglio, mentre alcuni osservatori erano nelle campagne, io sono stata perlopiù a Sana’a e ho avuto una buona impressione.
Questo per quanto riguarda gli aspetti tecnici senza implicazioni politiche. Ma credo che in termini di trasparenza, organizzazione, registrazione, etc. siano stati fatti molti sforzi.”
Non c’è sviluppo senza libertà
Quando i primi risultati hanno iniziato a venir fuori il giorno dopo il voto, il secondo partito (Islah) ha inaspettatamente sconfitto vari concorrenti, il General People’s Congress (GPC) nella città di Sana’a. i risultati iniziali hanno reso ottimisti molti yemeniti più coscienti della democrazia. E la democrazia può portare cambiamento, e il cambiamento può portare maggiore e più rapido sviluppo e migliori condizioni di vita per gli yemeniti.
Su questo Emma ha detto, “Vari partiti stanno guadagnando terreno e avendo un peso maggiore nel dire che questa è una democrazia rispetto ad altri paesi nella regione o in circostanze analoghe (non parliamo dei paesi KSA e GCC perché hanno il petrolio). E questa democrazia può eventualmente condurre ad un maggiore sviluppo in quanto sono interdipendenti. Ditemi qualche dittatura che sia economicamente ricca e che non disponga di risorse naturali.
Prendete l’esempio del Giappone, Sud Corea e Italia. Non hanno molte risorse naturali ma hanno cittadini, libertà e impegno, per questo sono sviluppati. Voglio dire che sono le persone che fanno la differenza e se sono libere questo progresso può avvenire.”
Pressioni per un ufficio di esperti della CE in Yemen
Quanto al ruolo che Emma giocherà nel sostenere il processo di democratizzazione nello Yemen, ha detto, “Lo Yemen dovrebbe essere apprezzato per i passi che ha fatto e continua a fare nel consolidare la democrazia. Comunque, le elezioni sono state oggetto di una qualche attenzione a livello internazionale. Mi rammarico di essere l’unica europea qui perché la Commissione Europea (CE) ha cancellato l’invio della delegazione europea per cosiddetti motivi di sicurezza.
Una volta tornata in Europa, scriverò un rapporto di tutto quello di cui sono stata testimone. Questo è il mio unico sforzo che contribuisce a fare spingere affinché il capo della Commissione Europea mantenga la promessa di inviare una Commissione di esperti nello Yemen. Attualmente esiste un ufficio tecnico ad Amman che copre anche lo Yemen, ma credo sia utile avere un ufficio nello Yemen e questa è stata una promessa del capo della Commissione Europea stesso. Questo potrebbe compensare l’assenza tecnica e di dialogo politico, anche se siamo stati presenti finanziariamente.
Le elezioni erano supportate dallo UNDP e da membri della Commissione Europea, ma non c’era bisogno solo del supporto finanziario bensì anche della presenza politica. Quindi se riusciamo a organizzarci affinché una delegazione della Commissione Europea, potrebbe essere il primo passo che mostrerebbe che c’è attenzione. Così come l’ambasciata italiana è stata molto attiva nello Yemen, dovremo spingere su questa linea coordinandoci con gli altri Stati membri. Farò in modo che il rapporto Yemen circoli per le capitali europee.
La democrazia si espande in Medio-Oriente
In merito all’era post-Saddam e al futuro dello Yemen Emma dice, “Lo Yemen ora si relaziona nell’era post-Saddam, in circostanze diverse. Credo che la caduta di Saddam abbia lo stesso significato della caduta del muro di Berlino in Europa. Con tutte le differenze, ma credo che in questa regione che è stata completamente paralizzata negli ultimi due o tre anni, soffia un vento di cambiamento. Ovviamente tutti avremmo voluto che il cambiamento venisse dall’interno. Ma che possiamo fare? E’ venuto da fuori attraverso una finestra rotta.
Lo Yemen sta votando in una situazione molto migliore di quella del 2001, in Giordania sta avendo elezioni adesso per la prima volta. in Arabia Saudita 104 persone hanno presentato una petizione per la democrazia e i diritti delle donne e non solo non sono stati messi in carcere – come temuto – ma sono stati ricevuti da re Faisal in persona. L’Egitto magari vi farà seguito, aspettiamo e vediamo. Un buon segnale in Egitto è stato il rilascio di Saad Eddin Ibrahim. Un altro segnale è dato dalla legalizzazione della Organizzazione Egiziana per i Diritti Umani.
Considerando le condizioni della regione, lo Yemen può avere una posizione guida in quanto è un paese che ha scelto la democrazia dal 1990. non ci sono altri paesi nella penisola araba che abbia una simile esperienza elettorale. Nonostante tutto è positivo che gli amici palestinesi visitino lo Yemen ora e siano qui per imparare come tenere le loro elezioni. Non è qualcosa di spettacolare?”
Tornerò
A proposito della sua prossima visita nello Yemen, Emma ha detto, “Sarò senz’altro qui per le prossime elezioni. Ma prima, tornerò con la mia famiglia tornerò con la mia famiglia per trascorrere le vacanze di Natale qui. Questo è un paese che ho ammirato fin dalla prima volta in cui arrivai molto tempo fa. Parlando francamente, mi sento legata al vostro paese che è unico e dal punto di vista naturale è meraviglioso. Come forse sai, ora sto studiando l’arabo al Cairo e sarei molto contenta di poter venire più spesso nello Yemen e parlare direttamente con la gente. Credo che questo sia tempo di cambiamento in tutto il mondo arabo e in particolare nella Penisola araba e credo che lo Yemen prenderà il posto che merita all’interno della comunità internazionale. Spero che la prossima volta che verrò nello Yemen abbia assunto il ruolo di paese guida della regione con un alto tasso di partecipazione femminile in politica. Ho detto anche al Ministro degli Esteri che sarei tornata, e una promessa è una promessa.”
Ultimo messaggio: Bisogna dare più spazio alle donne yemenite
Come messaggio finale da trasmettere al popolo yemenita Emma ha concluso dicendo, “Il messaggio che voglio dare a tutti gli yemeniti è che questo paese ha molti problemi, uno di questi è l’esplosione demografica, perché avete una crescita percentuale annua del 3,5% che per il vostro paese è insostenibile. Ma l’unica strada che vi può aiutare a risolvere il problema, non è quella che impone il controllo delle nascite per legge – come in Cina – ma l’unica strada è quella di favorire l’istruzione delle donne e di averle non solo in qualità di elettrici ma anche di candidate e con incarichi di governo. La struttura all’interno dei partiti costituisce in sé un ostacolo rispetto a ciò. I partiti dovrebbero includere le donne in una posizione guida al loro interno, all’interno delle commissioni e delle sottocommissioni. Dovrebbero essere impegnate nei consigli locali e nelle altre autorità decentrate. Solo così esse avranno migliori opportunità di essere candidate alle prossime elezioni. Se si selezionano commissioni a livello locale composte di soli uomini, come ci si può aspettare un cambiamento?
So che lo Yemen ha un futuro promettente, e mi auguro il migliore.”
“La preparazione delle elezioni è stata buona, liste dei candidati, votanti e tutti gli altri adempimenti preliminari sono stati eccellenti, ma c’è una cosa che vorrei sottolineare.” Ha provocato il Presidente Saleh durante un breve ricevimento che il Presidente ha tenuto con gli osservatori stranieri e i giornalisti un giorno prima delle elezioni. “Ho avuto l’impressione che il numero delle donne candidate alle elezioni parlamentari yemenite fosse estremamente basso… Signor Presidente, sono delusa nel constatare che la partecipazione delle donne in qualità di candidate alle elezioni parlamentari è diminuita dal 1993… Le donne sono le vostre madri, mogli, figlie e non dovreste escludere metà della nazione dal partecipare come candidate ad elezioni così importanti.” Così ha incalzato davanti agli altri ospiti il presidente alquanto sorpreso.
Sperando di ricevere un “Sì” da Emma, il Presidente Saleh ha chiesto, “Ho il diritto di rispondere?” in una sequenza di eventi che possono essere definiti “rari” nel contesto di un incontro con un capo di Stato.
Io insieme ad altri ci siamo stupiti del modo in cui ha apertamente e con forza sollevato un simile punto in circostanze così improbabili. Quando le abbiamo chiesto la ragione per cui avesse rilasciato un commento così forte nel corso dell’incontro lei ha detto, “Non prevedevo di intervenire, ma quando mi hanno offerto la possibilità di farlo, ho detto chiaramente e apertamente quello che penso. Io sono così e avrebbero dovuto saperlo.”
L’ho intervistata per conoscere di più del suo pensiero sullo Yemen e sul mondo.
“E’ una donna radicale” mi ha detto uno degli ospiti. Sì, davvero!
Una radicale visionaria con conquiste gloriose
Nata nel nord-est dell’Italia nel 1948, Emma ha iniziato organizzando la campagna per la legalizzazione dell’aborto in Italia quando aveva 24 anni. Nel 1976, è stata eletta con il Partito Radicale al Parlamento italiano. I suoi sforzi hanno reso l’aborto legale nel 1978. l’anno seguente è diventata membro del Parlamento Europeo. Nel 1995, è nominata Commissario Europeo responsabile dell’Aiuto Umanitario e della Pesca. E’ stata la prima donna candidata alla carica di Presidente della Repubblica italiana nel 1999, quando è stata rieletta al Parlamento Europeo.
Non convinto della risposta del Presidente sulla candidatura delle donne, ho chiesto ad Emma se lei fosse persuasa della risposta che il Presidente ha dato alla sua osservazione sullo scarso livello di partecipazione delle donne in qualità di candidate alle ultime elezioni in Yemen – solo 11 candidate e una di loro ha conquistato un seggio in parlamento -, Emma ha risposto, “Non ero completamente convinta della risposta del Presidente Saleh che ha detto che la partecipazione delle donne necessita di tempo. Credo che sia una risposta molto simile da quella che danno altri capi di Stato nel mondo.
Ero un po’ delusa, come ho detto durante l’incontro, dell’assenza di partecipazione delle donne in qualità di candidate e non solo di votanti.non sono soddisfatta della risposta perché innanzitutto, la presenza delle donne sta subendo un declino e questo contraddice quello che il Presidente ha detto e cioè che è necessario del tempo. Il punto è che la partecipazione delle donne ha subito un calo e questo significa ce la società era più aperta nel ’93 che nel ’97 e nel ì97 era più aperta di oggi. Il secondo punto è che le donne fanno parte della società quindi le società non sono qualcosa cui teoricamente solo gli uomini appartengono. Le donne che ho recentemente incontrato in Yemen erano competenti e sicure come gli uomini, come ovunque nel mondo. Erano avvocatesse, dottoresse, ginecologhe, etc. con possibilità di successo per la loro vita anche lavorativa. Anch’esse sono parte della società, sicché a che tipo di società fa riferimento il Presidente?
La mia esperienza internazionale mi fa ritenere che non è tanto la società quanto gli ostacoli e le procedure proprie dei partiti politici che impediscono alle donne di avere un ruolo nei processi decisionali.”
Ma quando ho ricordato ad Emma quello che il Dr Abdulkareem Al-Iryani ha detto in una conferenza stampa il 28 aprile e cioè che le figure che a livello sociale controllano i diversi distretti (?) sono coloro che decidono di eludere le donne dalle candidature, Emma ha risposto furiosa, “La spiegazione resa in conferenza stampa secondo cui le donne non hanno partecipato a queste elezioni perché la società ha deciso in tal senso, non è esatta perché il 48% delle donne in queste aree sono registrate e questo dimostra che c’è interesse alla partecipazione. Questo non prova che le donne sono parte della società e per questo non si può agire contro di loro? Che significa società? Ma poi, per essere candidate, gli ostacoli li incontrano all’interno dei partiti politici. Oggi ho incontrato alcuni responsabili yemeniti e spero che il mio messaggio sia giunto. Ho avuto un incontro con il Ministro degli Esteri e abbiamo lungamente discusso di questo tema.
Sono contenta che il ministro abbia convenuto dicendo che forse è possibile fare dei cambiamenti a livello di commissioni che selezionano i candidati. Giusto per persistere sulla via della provocazione, si presenta ora una buona opportunità per ripagare questo tema di più attenzione. Il governo ora ha l’opportunità di nominare donne ministre il che rappresenterebbe una riforma.
Il vostro establishment dovrebbe riconoscere che esiste un problema ed hanno la possibilità di fare qualcosa per questo. Le loro buone intenzioni possono trovare concretezza nei passi da fare per la nomina del nuovo governo. Per compensare questa mancanza possono nominare delle donne nel gabinetto dei ministri, anche se in parlamento dovessero esserci poche donne o nessuna.”
Il 27 aprile le elezioni: Bene nel complesso
Con l’eccezione della scarsa partecipazione delle donne in qualità di candidate, Emma ritiene che il processo complessivamente sia andato bene. “La mia valutazione è che dal punto di vista tecnico, che significa trasparenza e una serie di altre cose, devo dire francamente che sono impressionata. Non voglio esagerare ma credo, sulla base della mia esperienza elettorale internazionale, soprattutto nei paesi fragili – con democrazie emergenti – ma anche in quelli più sviluppati, che le vostre elezioni sono andate ragionevolmente bene.
Posso fare molti esempi a sostegno di questa affermazione. Ero in un seggio durante il giorno del voto e due persone non potevano votare perché i loro numeri non corrispondevano ed ero impressionata perché qualcuno ha chiamato la Commissione Suprema per le Elezioni e i Referendum e in venti minuti è arrivata una persona che ha trovato la soluzione del problema e abbiamo scoperto che l’errore era stato quello di aver trascritto male i numeri delle carte d’identità dei due elettori. Anche durante lo spoglio, mentre alcuni osservatori erano nelle campagne, io sono stata perlopiù a Sana’a e ho avuto una buona impressione.
Questo per quanto riguarda gli aspetti tecnici senza implicazioni politiche. Ma credo che in termini di trasparenza, organizzazione, registrazione, etc. siano stati fatti molti sforzi.”
Non c’è sviluppo senza libertà
Quando i primi risultati hanno iniziato a venir fuori il giorno dopo il voto, il secondo partito (Islah) ha inaspettatamente sconfitto vari concorrenti, il General People’s Congress (GPC) nella città di Sana’a. i risultati iniziali hanno reso ottimisti molti yemeniti più coscienti della democrazia. E la democrazia può portare cambiamento, e il cambiamento può portare maggiore e più rapido sviluppo e migliori condizioni di vita per gli yemeniti.
Su questo Emma ha detto, “Vari partiti stanno guadagnando terreno e avendo un peso maggiore nel dire che questa è una democrazia rispetto ad altri paesi nella regione o in circostanze analoghe (non parliamo dei paesi KSA e GCC perché hanno il petrolio). E questa democrazia può eventualmente condurre ad un maggiore sviluppo in quanto sono interdipendenti. Ditemi qualche dittatura che sia economicamente ricca e che non disponga di risorse naturali.
Prendete l’esempio del Giappone, Sud Corea e Italia. Non hanno molte risorse naturali ma hanno cittadini, libertà e impegno, per questo sono sviluppati. Voglio dire che sono le persone che fanno la differenza e se sono libere questo progresso può avvenire.”
Pressioni per un ufficio di esperti della CE in Yemen
Quanto al ruolo che Emma giocherà nel sostenere il processo di democratizzazione nello Yemen, ha detto, “Lo Yemen dovrebbe essere apprezzato per i passi che ha fatto e continua a fare nel consolidare la democrazia. Comunque, le elezioni sono state oggetto di una qualche attenzione a livello internazionale. Mi rammarico di essere l’unica europea qui perché la Commissione Europea (CE) ha cancellato l’invio della delegazione europea per cosiddetti motivi di sicurezza.
Una volta tornata in Europa, scriverò un rapporto di tutto quello di cui sono stata testimone. Questo è il mio unico sforzo che contribuisce a fare spingere affinché il capo della Commissione Europea mantenga la promessa di inviare una Commissione di esperti nello Yemen. Attualmente esiste un ufficio tecnico ad Amman che copre anche lo Yemen, ma credo sia utile avere un ufficio nello Yemen e questa è stata una promessa del capo della Commissione Europea stesso. Questo potrebbe compensare l’assenza tecnica e di dialogo politico, anche se siamo stati presenti finanziariamente.
Le elezioni erano supportate dallo UNDP e da membri della Commissione Europea, ma non c’era bisogno solo del supporto finanziario bensì anche della presenza politica. Quindi se riusciamo a organizzarci affinché una delegazione della Commissione Europea, potrebbe essere il primo passo che mostrerebbe che c’è attenzione. Così come l’ambasciata italiana è stata molto attiva nello Yemen, dovremo spingere su questa linea coordinandoci con gli altri Stati membri. Farò in modo che il rapporto Yemen circoli per le capitali europee.
La democrazia si espande in Medio-Oriente
In merito all’era post-Saddam e al futuro dello Yemen Emma dice, “Lo Yemen ora si relaziona nell’era post-Saddam, in circostanze diverse. Credo che la caduta di Saddam abbia lo stesso significato della caduta del muro di Berlino in Europa. Con tutte le differenze, ma credo che in questa regione che è stata completamente paralizzata negli ultimi due o tre anni, soffia un vento di cambiamento. Ovviamente tutti avremmo voluto che il cambiamento venisse dall’interno. Ma che possiamo fare? E’ venuto da fuori attraverso una finestra rotta.
Lo Yemen sta votando in una situazione molto migliore di quella del 2001, in Giordania sta avendo elezioni adesso per la prima volta. in Arabia Saudita 104 persone hanno presentato una petizione per la democrazia e i diritti delle donne e non solo non sono stati messi in carcere – come temuto – ma sono stati ricevuti da re Faisal in persona. L’Egitto magari vi farà seguito, aspettiamo e vediamo. Un buon segnale in Egitto è stato il rilascio di Saad Eddin Ibrahim. Un altro segnale è dato dalla legalizzazione della Organizzazione Egiziana per i Diritti Umani.
Considerando le condizioni della regione, lo Yemen può avere una posizione guida in quanto è un paese che ha scelto la democrazia dal 1990. non ci sono altri paesi nella penisola araba che abbia una simile esperienza elettorale. Nonostante tutto è positivo che gli amici palestinesi visitino lo Yemen ora e siano qui per imparare come tenere le loro elezioni. Non è qualcosa di spettacolare?”
Tornerò
A proposito della sua prossima visita nello Yemen, Emma ha detto, “Sarò senz’altro qui per le prossime elezioni. Ma prima, tornerò con la mia famiglia tornerò con la mia famiglia per trascorrere le vacanze di Natale qui. Questo è un paese che ho ammirato fin dalla prima volta in cui arrivai molto tempo fa. Parlando francamente, mi sento legata al vostro paese che è unico e dal punto di vista naturale è meraviglioso. Come forse sai, ora sto studiando l’arabo al Cairo e sarei molto contenta di poter venire più spesso nello Yemen e parlare direttamente con la gente. Credo che questo sia tempo di cambiamento in tutto il mondo arabo e in particolare nella Penisola araba e credo che lo Yemen prenderà il posto che merita all’interno della comunità internazionale. Spero che la prossima volta che verrò nello Yemen abbia assunto il ruolo di paese guida della regione con un alto tasso di partecipazione femminile in politica. Ho detto anche al Ministro degli Esteri che sarei tornata, e una promessa è una promessa.”
Ultimo messaggio: Bisogna dare più spazio alle donne yemenite
Come messaggio finale da trasmettere al popolo yemenita Emma ha concluso dicendo, “Il messaggio che voglio dare a tutti gli yemeniti è che questo paese ha molti problemi, uno di questi è l’esplosione demografica, perché avete una crescita percentuale annua del 3,5% che per il vostro paese è insostenibile. Ma l’unica strada che vi può aiutare a risolvere il problema, non è quella che impone il controllo delle nascite per legge – come in Cina – ma l’unica strada è quella di favorire l’istruzione delle donne e di averle non solo in qualità di elettrici ma anche di candidate e con incarichi di governo. La struttura all’interno dei partiti costituisce in sé un ostacolo rispetto a ciò. I partiti dovrebbero includere le donne in una posizione guida al loro interno, all’interno delle commissioni e delle sottocommissioni. Dovrebbero essere impegnate nei consigli locali e nelle altre autorità decentrate. Solo così esse avranno migliori opportunità di essere candidate alle prossime elezioni. Se si selezionano commissioni a livello locale composte di soli uomini, come ci si può aspettare un cambiamento?
So che lo Yemen ha un futuro promettente, e mi auguro il migliore.”
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