Palermo, magistrati e polizia accusano i sacerdoti dell'Albergheria che da anni denunciano i pedofili

Investigatori contro preti: "Hanno intralciato le indagini"

La Repubblica, 8 dicembre 2000



PALERMO -
Hanno intralciato le indagini, hanno interrogato i bambini senza conoscere i contraccolpi psicologici di questa pratica investigativa. In poche parole, invece di fare i preti, hanno voluto fare i poliziotti. E questo ha compromesso il lavoro degli investigatori.
A lanciare queste accuse sono un procuratore della Repubblica, un giudice del Tribunale dei minori e un questore. Tutti d'accordo nel dire che a Palermo,
quartiere Albergheria, sacerdoti che
da anni denunciano centinaia di casi di abusi sui
minori sfociate in processi e arresti hanno travalicato il loro ruolo.

A Palermo tutti conoscono l'Albergheria. E' uno dei
quartieri più poveri del centro storico più grande e
disasatrato d'Europa. Per i bambini che vivono lì si usa
un'espressioni tipica: minori a rischio. I rischi sono
quelli legati alla strada, alla miseria, alla mancanza di
spazi, scuole, spesso acqua potabile. Il rischio più
grande per loro è essere costretti a vendersi per
portare a casa i soldi che servono per fare la spesa.

Tutti conoscono l'Albergheria e tutti conoscono
l'Oratorio di santa Chiara. Lì da anni operano due di
quelli che in Sicilia vengono chiamati "preti di frontiera":
Baldassare Meli e Roberto Dominici. Le loro denunce
contro la pedofilia e le violenze sui minori hanno
contribuito a portare alla luce il fenomeno. E hanno
contribuito a far partire inchieste della magistratura. Ma
ora, è la stessa magistratura insieme all'apparato
investigativo a rivolgere a don Meli e don Dominici
un'accusa durissima: sono stati di intralcio alle indagini,
hanno svolto un ruolo improprio di investigatori,
registrando veri e propri interrogatori condotti sui
bimbi, sarebbero stati protagonisti di un modo di fare
"disturbante" e dannoso nei loro confronti.

A puntare il dito contro i parroci sono il procuratore e il
presidente del Tribunale dei minorenni, Maria Teresa
Ambrosini e Adalberto Battaglia e il questore Agatino
Pappalardo. I vertici giudiziari ed investigativi sono stati
ascoltati dalla commissione parlamentare per l'Infanzia
presieduta da Mariella Scirea.

Secondo il procuratore Ambrosini, il modo di agire di
padre Dominici sarebbe stato "disturbante" per i
bambini. "Più si interroga una creatura - ha detto il
magistrato - specialmente se in tenera età, più questa
creatura soffrirà e sarà disturbata". "Vogliono
insegnare - ha aggiunto il questore - all'ufficio dei
minorenni e a me cosa deve fare la polizia, il
carabiniere".

"Avrebbero dovuto continuare a fare i sacerdoti - ha
proseguito Pappalardo - a occuparsi dei minori e
fungere come volontariato dell'osservatorio sul disagio
minorile di quella zona della città e anche di altre,
perché la pedofilia non è diffusa solo lì".

"Quello che si contestava a Padre Dominici - ha
aggiunto - era proprio quello di far sì che ognuno di noi
potesse svolgere correttamente e serenamente il
proprio ruolo. Accadeva, però, che lui procedeva a
sentire questi bambini registrando le loro dichiarazioni,
e mi chiedo che utilità poteva avere questo materiale".

Nei giorni scorsi numerosi deputati del'Ulivo hanno
denunciato in un'interpellanza in cui denunciavano che
molti minori, non tutelati dalle loro famiglie, non hanno
trovato tutori; che alcuni bimbi violentati non si sono
costituiti parte civile nel processo perché rimasti senza
tutore. Un'accusa rivolta in particolare alla procura e al
tribunale dei minori che non sarebbero stati in grado di
indicare al giudice dei curatori speciali. Ora lo scontro,
dopo la risposta dei magistrati, è destinato a crescere.