Ormanni, che vuole fare come Nerone e chiudere gli stadi

da Il Foglio, 2 novembre 2000


GUIDA LA PROCURA DI TORRE ANNUNZIATA E INDAGA SUI PEDOFILI. UN'INCHIESTA NATA NEL '98 MA COVATA A LUNGO

Antiche dichiarazioni di un magistrato che non concepisce come si possa vendere pornografia in edicola e che invita i genitori a diffidare dei parenti Tutte le indagini, da Cheque to cheque a Lacreme napuletane. Osservazioni sulla scomparsa della piccola Angela Celentano sul monte Faito

Torre Annunziata. Chi l'avrebbe detto che le cose sarebbero andate così? Quando fu istituito, il tribunale di Torre Annunziata doveva essere, se non nelle aspettative quantomeno nelle previsioni di molti, una specie di succursale del tribunale di Napoli. Il palazzo di giustizia del capoluogo, infatti, scoppiava di fascicoli inevasi, di inchieste languenti, di faldoni accumulati, di prescrizioni ripetute ed inevitabili. Troppo esteso il territorio di competenza, e troppo ricco di delinquenti, di fattacci, di reati su cui indagare. Quando il tribunale di Torre Annunziata fu inaugurato, il 18 gennaio 1994, la procura ereditò da Napoli circa centocinquantamila fascicoli arretrati, e cioè i fascicoli che avevano a che vedere con i ventidue comuni, per cinquecentotrentamila abitanti, passati sotto la giurisdizione di Torre Annunziata. Un bel fardello, non c'è che dire. Ecco perché non ci furono clamori, annunci o proclami.

Si pensò: questi magistrati si metteranno sotto, senza perder tempo a cercare chissà che, a combattere quotidiana mente la criminalità che rende impossibile la vita in quell'angolo del Golfo. A Torre furono destinati sette pubblici ministeri, e per coordinarli fu scelto un procuratore capo adatto al compito, e cioè un procuratore capo che sin lì avesse dato prova di serietà, di competenza, di riservatezza.
Alfredo Ormanni, fratello del celebre Italo, quello del caso Marta Russo, aveva 57 anni e proveniva da Napoli, dove aveva ben lavorato, si dice, nell'ufficio del pg Aldo Vessia.

Un esercito contro l'Orco

Chi l'avrebbe detto che le cose sarebbero andate così? Chi l'avrebbe detto che la procura di Torre Annunziata sarebbe finita col condurre indagini planetarie, ben più chiassose di quelle napoletane? Il Foglio ha ricostruito, nelle scorse settimane, la mirabolante indagine suggestivamente chiamata "Cheque to cheque", partita per far luce su un traffico di auto, poi cresciuto clamorosamente in compravendita di armi (anche nucleari), preziosi, oro, titoli di Stato, con i coinvolgimenti di personaggi come l'arcivescovo di Barcellona, come il leader nazionalista russo Wladimir Zhirinovski, come Licio Gelli. Un'inchiesta approdata a conclusioni molto meno roboanti di quanto annunciassero le premesse. "E' stata un'indagine gonfiata", avrebbe più avanti ammesso uno dei sostituti di Ormanni. Ma non è "Cheque to cheque" il lavoro più rumoroso portato avanti da Ormanni e dai suoi giovani pm (tutti sulla trentina). Il più rumoroso è quello sui pedofili, esploso adesso ma da Ormanni covato, come si vedrà, a lungo. Così ha scritto di recente Panorama, un settimanale molto ben informato su quel che succede nella procura torrese: "Bambini usati come carne da video. Ridotti in schiavitù. Filmati addirittura mentre agonizzano. Squartati. Clienti dell'orrore: insospettabili di tutto il mondo e molti, moltissimi italiani". "Temiamo che possano esserci anche dei bambini italiani: noi abbiamo riscontrato alcuni elementi indiziari che portano su questa strada", aggiunse pochi giorni dopo Ormanni. Il quale crede moltissimo in questa indagine cominciata due anni fa: il 18 novembre 1998 su segnalazione del Telefono Arcobaleno di don Fortunato Di Noto. Ci crede al punto di averla affidata a due pm fedelissimi, Paolo Fortuna e Giancarlo Novelli, proprio i due di "Cheque to cheque"; al punto di delegarla a settanta agenti della Polizia di Napoli, a quaranta di quella di Roma, più gli uomini dell'Interpol che si occupano della parte russa della storiaccia. I risultati? Imponenti: undici persone arrestate, quattrocentonovantacinque raggiunte da avviso di garanzia, mille e sei centonovantadue iscritte nel registro degli indagati. E' ancora da vagliare la posizione di altri tremila possibili pedofili, sospettati di intrattenere rapporti con l'organizzazione moscovita che avrebbe diffuso lungo i canali Internet le immagini di bambini rapiti, violentati, torturati. Anche ammazzati. Poi? Poi qualche patteggiamento, le prime scarcerazioni, le immagini orrende trasmesse dai tg ("ma non fanno parte del fascicolo", precisò Ormanni), infine le accuse congiunte Ormanni Di Noto a una non meglio precisata lobby, responsabile di ostacolare le indagini. Delle quali, però, si continua a sapere poco. Ma non bisogna dirlo. Ormanni si appella al segreto istruttorio, e a ogni obiezione si convince sempre più che nessuno pensa ai diritti dei bambini. E dopo quasi sette anni sulle barricate torresi, Ormanni non è più il procuratore riservato di una volta, ma un uomo indignato e in crescente con flitto con "lo Stato". Ricordate i pedofili del Rione dei Poverelli di Torre Annunziata? Quando, nel novembre del 1997, si aprì l'udienza preliminare nei confronti dei diciotto imputati, Ormanni osservò che "il degrado è una delle cause principali a monte del fenomeno". Ma non soltanto il degrado, anche (e la sfida all'Orco sembra appena lanciata) "l'influsso malefico che su questi fenomeni ha il supporto tecnologico informatico, cioè il diffondersi della pornografia su tutti i più moderni mezzi di comunicazione". E questo, dice, può succedere "a Cicciano, a Torre Annunziata, ma anche in grandi città, in Belgio, in Francia. Purtroppo, anche in questo siamo nel cosiddetto villaggio globale". E in questo villaggio globale che cosa può accadere? Può accadere che "in una di queste zone degradate una persona potenzialmente deviata sul piano sessuale può andare all'edicola e comprarsi con diecimila lire una video cassetta o un giornale porno. Quale sarà l'effetto?". La grande crociata sta per partire: "Serve una legge che introduca pene più dure contro i pedofili. Ma non deve essere solo una chiacchiera". E non ci si limita soltanto ai reati di carattere sessuale, che pure ossessionano Ormanni al punto da convincerlo sull'opportunità di istituire un pool che - sull'esempio di quello celeberrimo milanese - si occupi di tutti i casi che hanno a che fare con le violenze sui minori. In una zona così difficile, gli inquirenti si sono forse convinti di avere qualche dovere in più.

Paralleli con Nerone

Nel febbraio del '98, per fare un esempio, scatta l'operazione "Fuori gioco". Finiscono in manette cinquantaquattro tifosi (ventuno dritti in carcere) che il mese prima s'erano ferocemente azzuffate (coinvolgendo qualche agente) durante la partita del campionato di C1 fra Turris e Savoia. E fin qui passi, ma fanno pensare le dichiarazioni pedagogiche di Ormanni: "Può essere un inizio per far tornare gli scontri di calcio solo occasioni di svago". Poi: "Bisognerebbe cominciare a pensare a lunghe sospensioni per i campi più violenti. Del resto lo fece già Nerone nel 59 dopo Cristo, quando chiuse per dieci anni l'anfiteatro pompeiano dopo un incontro fra gladiatori finito con incidenti tra la gente di Pompei e quella di Nocera". A parte la divagazione storica, l'operazione "Fuori gioco" è l'occasione per segnalare un'altra caratteristica della procura di Ormanni: il vezzo di battezzare con nomi charmant le inchieste. Non soltanto "Cheque to cheque", ma anche "Tenero Giacomo", "Gatto delle nevi", "Ghostbuster", "Orecchio di Dionisio", "Lacrime napuletane", "Camera con vista". Una bella fantasia, non c'è dubbio. E, secondo i detrattori, una fantasia che si manifesta anche in altre circostanze. Per esempio in occasione della tragica scomparsa della piccola Angela Celentano sul monte Faito. Nel giugno del '98, quando ormai s'erano perse quasi tutti le speranze di ritrovare la bambina, Ormanni dichiarò che le ipotesi ancora vagliate dalla procura erano sostanzialmente tre. La prima portava al la possibilità che Angela fosse stata adotta ta, la seconda che fosse stata rapita in un giro di traffici d'organi, la terza che fosse sta ta "sequestrata da chi alimenta il mercato della pedofilia". Evidentemente lei ha in mano elementi precisi, gli obiettarono. E lui: "La prego, non insista, non posso entrare nei particolari", disse. Strano, comunque, che l'inchiesta sull'Orco, quella che tanto caos ha creato in questi giorni, e che ha permesso di riconsiderare anche il caso di Angela Celentano, non fosse ancora partita. E lo stesso giorno, particolarmente preso dalla sua missione, Ormanni si lasciò andare: "Voglio rivolgere un invito energico a tutti i genitori. Fate attenzione, molta attenzione. Troppi segnali ci inducono a ritenere che sia vietato distrarsi: non bisogna fidarsi di nessuno, né in famiglia né tantomeno degli estranei". Nemmeno in famiglia? No, perché anche nelle famiglie i casi di omertà, disse Ormanni, sono frequentissimi.

Crociate anti Internet

Nell'ottobre del 1998, un mese prima di aprire ufficialmente il fascicolo sull'Orco, Ormanni si produsse in un'altra esternazione dal sapore particolarmente forte: "Sembra impossibile, invece ti guardi intorno e t'accorgi che ormai la pedofilia dilaga. Non passa giorno senza che vengano a galla nuovi misfatti, con dettagli sempre più turpi e violenti". Quali misfatti? Quali dettagli? Quelli emersi oggi? E che cosa sarebbe poi emerso? Che cosa è verificabile di quello che è stato detto in conferenza stampa?
I fatti sono che quattro disgraziati hanno patteggiato pene che hanno consentito loro di tornare a casa. Avevano in casa materiale por nografico con ritratti dei bambini. Foto e filmati disgustosi. Ma tutto il resto? Il resto sono le cose dette, in questi giorni e allora, due anni fa. Ancora Ormanni: "Il boom di Internet ha allargato a dismisura i confini del fenomeno". E di nuovo, come in una sorta di ansia neo oscurantista: "Abbiamo le edicole che ormai traboccano di riviste e film a luci rosse. Questo finisce per legittimare com portamenti distorti, soprattutto in chi è sprovvisto degli strumenti culturali adatti a filtrare tali messaggi. Sarebbe opportuno regolamentare meglio la diffusione del materiale pornografico". Intanto la procura di Torre Annunziata proseguiva anche in altre direzioni. Con grandi aspettative, grandissimi obbiettivi. Verrebbe voglia di dire, sproporzionati. Un'indagine viene presentata così, nell'estate del '99, dal Mattino: "E' una gigantesca radiografia su trent'anni di abusi, dalle pendici del Vesuvio a Punta Campanella. E' il check up di un territorio malato, devastato (…) Decenni di scempi quasi sempre con il placet della camorra e di amministratori compiacenti, se non collusi". Un'altra in chiesta globale, sterminata, della quale s'è saputo più nulla. Per ora, ovviamente. Ma Ormanni aveva già pronta la requisitoria: "Lo Stato si deve riappropriare di questo territorio, troppo spesso dimenticato e lasciato nelle mani delle gang".