Intervista a Olivier Dupuis, segretario del partito radicale transnazionale
Internet e i cacciatori di pedofili virtuali
Di Armando De Simone - dal giornale on line Il Giornale

Roma, 16 novembre 2000.

La polemica chiusura di Telefono Arcobaleno e le polemiche seguite alle dichiarazioni del magistrato Alfredo Ormanni di Torre Annunziata sull'esistenza di una lobby che, anche se inconsapevolmente, copre le malefatte dei pedofili hanno, per qualche giorno, acceso i riflettori sul dramma dell'infanzia violata. Poi, il silenzio. Assordante quanto il chiasso precedente. Cos' è accaduto? Sembra che d'incanto l'attenzione dei media sul gravissimo problema sia scemato. Ne parliamo con Olivier Dupuis, segretario del partito radicale transnazionale, da anni in prima linea nel denunciare il fenomeno e da sempre in polemica contro le strategie scelte dalle istituzioni per combattere la pedofilia.

Insomma, Dupuis, l'internazionale pedofila sembra proprio far rima con Internet...

"Qui bisogna fare chiarezza. Pochi sanno, ad esempio, che la pedofilia è, secondo fonti scientifiche, un fenomeno al 9095% intra o parafamiliare. Di questa forma di pedofilia largamente maggioritaria e diffusa, purtroppo, poco si parla. Anzi, per dirla tutta, neppure la si affronta e poco c'entra con Internet..."

Don Fortunato Di Noto ha "scovato" ventimila siti pedopornografici nei quali si vedrebbero scene agghiaccianti. E le famiglie non c'entrano...

"Le forme estreme di pedofilia che comprendono il rapimento di bambini, le violenze carnali, le torture e la messa a morte di bambini, riguardano una fascia ridotta del fenomeno in termini percentuali, anche se consistente in cifre assolute. Ma Internet è solo lo strumento, non la causa. E comunque il modo usato per lottare la pedofilia via Internet è completamente sbagliato..."

Che cosa si dovrebbe fare?
"La lotta all'utilizzo dello strumento Internet da parte dei pedofili va affrontata. Però questa lotta, che, in termini generali è, lo ripeto, quasi inesistente al momento, deve, anche per una questione d'efficacia, concentrarsi sull'epicentro del fenomeno, sui suoi momenti di maggiore pericolosità sociale. Tra il consumo d'immagini (reato contemplato dal codice penale) e la produzione di immagini (atto criminale in quanto implica l'esercizio di efferate violenze su bambini, ivi compreso in certi casi il rapimento, la tortura e la messa a morte, nonché presuppone l'associazione a delinquere), non c'è il minimo dubbio su dove deve risiedere la priorità. Purtroppo, la magistratura "continentale" e, in particolare quella italiana è, al contrario di quella anglossassone, prigioniera dell'assurdo principio dell'obbligatorietà dell'azione penale. Col risultato che, volendo perseguire tutti e tutto, nel migliore dei casi non si persegue nessuno, nel peggiore si perseguono i pesci piccoli, inclusi gli estranei a qualsiasi reato, mentre i "pesci grossi" non sono disturbati e continuano a rapire, torturare, violentare, ammazzare..."

Tornando ad Internet: un freno ci vuole...
"Per quanto riguarda Internet, è possibile lottare contro questo utilizzo da parte dei pedocriminali senza intaccare la libertà d'espressione e d'opinione. Su questo fronte, secondo me, la priorità deve essere, dal punto di vista internazionale, la lotta all'anonimato. Sarebbe possibile attraverso una convenzione internazionale che istaurasse un registro internazionale dei siti internet e dei loro editori responsabili..."

Ma non basterebbe un "appostamento" telematico da parte di cyberpoliziotti?
"No. La tecnica dei siti civetta di cui si è parlato molto in questi giorni è inefficace in quanto colpisce i consumatori d'immagini, nonché gli utenti finiti in questi siti per puro caso, e non i produttori delle stesse. Per di più questa tecnica potrebbe essere addirittura considerata illegale in quanto potrebbe costituire un'istigazione a delinquere..."

Forse occorre cambiare la legge...
"Non serve. Le norme penali dei paesi occidentali sono largamente sufficienti per affrontare la questione della pedofilia. Quello che manca è la volontà da parte della magistratura e delle forze dell'ordine di affrontarla. Nei casi di pedofilia estrema il combinato delle pene previste dai codici penali per i crimini di rapimento di minori, violenze carnali su minori, tortura, assassinio, associazione a delinquere a fine di lucro, basta e avanza per configurare questo crimine come uno dei più gravi se non il più grave..."