Intervista al parlamentare radicale Dupuis

"Manca la volontà politica di combattere i mostri"

Roma, 11 Novembre 2000.

La polemica chiusura di Telefono Arcobaleno e la tempesta seguita alle dichiarazioni del magistrato Alfredo Ormanni di Torre Annunziata sull'esistenza di una lobby che, anche se inconsapevolmente, coprirebbe le malefatte dei pedofili hanno, per qualche giorno, acceso i riflettori sul dramma dell'infanzia violata.

Poi il silenzio. Assordante, quanto il chiasso precedente. Cosa è accaduto? E' possibile che, d'incanto, l'attenzione dei media sul gravissimo problema sia scemato? Ne parliamo con Olivier Dupuis, segretario del Partito radicale transnazionale, da anni in prima linea nel denunciare il fenomeno e da sempre in polemica contro le strategie scelte dalle istituzioni per combattere la pedofilia.

L'internazionale pedofila fa rima con Internet?

"Balle. La pedofilia è un fenomeno al 90-95% intra o parafamiliare. Di questa forma di pedofilia largamente maggioritaria e diffusa, nessuno si interessa"

Don Fortunato Di Noto ha "scovato" ventimila siti pedopornografici con scene agghiaccianti. E le famiglie non c'entrano?

"Le forme più estreme di pedofilia che comprendono rapimento, violenze, torture e messa a morte di bambini, riguardano una fascia ridotta, anche se consistente.
Ma Internet è solo uno strumento, non la causa.
Comunque, il modo usato per lottare la pedofilia via internet è completamente sbagliato".

Cosa si dovrebbe fare, secondo lei?

"Dobbiamo lottare contro l'utilizzo di Internet da parte dei pedofili, concentrandoci sui produttori di pedopornografia e non solo sui consumatori. Ora, tra il consumo di immagini, che è reato penale, e la produzione di immagini, che è un atto criminale che implica l'associazione a delinquere, efferate violenze su bambini, in certi casi il rapimento, la tortura e la messa a morte, la priorità va data, senz'altro alla repressione della seconda. Purtroppo, la magistratura italiana è, al contrario di quella anglosassone, prigioniera dell'obbligatorietà dell'azione penale, con il risultato che, volendo perseguire tutti e tutto, nel migliore dei casi non si persegue nessuno. Oppure si perseguono i pesci piccoli, mentre quelli grossi non vengono disturbati e continuano a rapire, torturare, violentare, ammazzare"

E' possibile lottare contro l'utilizzo di Internet da parte dei pedocriminali senza intaccare la libertà di espressione e di opinione?

"Si, basterebbe abolire l'anonimato, grazie ad una convenzione internazionale che instauri un registro internazionale dei siti internet e dei loro editori responsabili.

Ma non sarebbero più efficaci "appostamenti" telematici da parte di cyberpoliziotti?

"La tecnica dei "siti civetta" è inefficace, in quanto colpisce i consumatori di immagini, anche casuali, e non i produttori. Per di più questa tecnica potrebbe essere addirittura considerata illegale in quanto potrebbe costituire una istigazione a delinquere"

Forse occorre cambiare la legge?

"Non serve. Le norme penali dei paesi occidentali sono largamente sufficienti per affrontare la questione della pedofilia. Quello che manca è la volontà di affrontarla".

Quindi, secondo voi, il volontariato non serve?

"Le iniziative private di lotta alla pedofilia sono comprensibili, vista la latitanza delle autorità. Non possono però essere sostitutive dell'opera della magistratura e delle forze di polizia, ma momento di impegno politico e civile perchè la questione della pedofilia venga finalmente affrontata con il dovuto impegno".

Lei da anni si batte contro il silenzio delle istituzioni sullo scandalo pedofilia?

"Prenda il caso Dutroux in Belgio: l'incredibile lentezza del processo dimostra come la pedofilia estrema possa diventare anche uno strumento per celare le malefatte e i crimini di una certa mafia politico-imprenditoriale".

Nel silenzio generale?

"Il Partito Radicale Transnazionale è stato l'unico ad aver dato la possibilità ad una vittima delle reti di pedofilia, principale testimone di accusa in delicatissimi processi, di denunciare il suo dramma alla Commissione Diritti Umani delle Nazioni Unite di Ginevra. Chi può dire altrettanto?"

Articolo estratto dal quotidiano "Roma"