Il segreto
di don Fortunato
"Sono i radicali i veri nemici"
Un anno fa alla Camera il sacerdote fece le stesse accuse. Con nomi e cognomi
La Repubblica, 1 novembre 2000
di MARIO CALABRESI
ROMA - Aveva promesso di fare nomi e cognomi al presidente della Repubblica,
poi si è rimangiato tutto. "C'è una lobby politica che copre e sostiene i pedofili",
aveva denunciato due giorni fa assieme al procuratore Alfredo Ormanni. Ma ieri
don Fortunato Di Noto ha spiegato di non avere rivelazioni. Eppure la stessa
accusa la mosse già, con le stesse parole, un anno fa, in pubblico, anzi in
una sede istituzionale.
Sentito dalla Commissione parlamentare per l'infanzia il sacerdote denunciò
la presenza di una "lobby pedofila ben strutturata e radicata in ogni centro
di potere". E quella volta, a differenza da quanto accaduto in questi giorni,
fece anche i nomi, puntando il dito su un convegno organizzato dal Partito radicale
nell'autunno di due anni fa.
Era il 28 ottobre 1999 quando la
presidente dell'organismo bicamerale, la mastelliana Mariella Scirea, convocò
il presidente dell'associazione "Telefono Arcobaleno". Don Di Noto parlò di
televisione e minori e dell'attività della sua associazione prima di arrivare
alla pornografia infantile diffusa via Internet. Qui sostenne di "disporre di
un quadro completo ed attendibile, unico al mondo" e spiegò di aver censito
16.700 "siti illegali a contenuto pedofilo", poi fece la sua denuncia: "Vi è
una potente lobby pedofila che è ben radicata in ogni centro di potere sia in
Italia sia all'estero".
Don Fortunato dedicò tutta la parte centrale del suo intervento a descrivere
questo gruppo di pressione con un credo ben preciso, che secondo lui, poteva
essere riassunto nel "senso di orgoglio nell'essere pedofili". A quel punto,
nel silenzio della commissione, il sacerdote siciliano alzò il tiro e disse:
"I gruppi, le organizzazioni e le lobby pedofile hanno trovato un momento di
massimo orgoglio in occasione di un convegno organizzato dal Partito radicale
il 27 ottobre 1998 nei locali del Senato". Un dibattito dal titolo "Pedofilia
e Internet: vecchie ossessioni e nuove crociate", che i radicali avevano messo
in piedi, dopo l'approvazione della legge dell'agosto ' 98 contro lo sfruttamento
dei minori, per denunciare il rischio di "una nuova crociata" con "pericolose
conseguenze sulle libertà personali, la privacy e lo sviluppo di Internet".
Il parterre dei relatori era di prim'ordine e il tema fu discusso sotto ogni
aspetto: c'erano numerosi deputati di maggioranza e opposizione da Vittorio
Sgarbi a Marco Taradash fino a Vincenzo Siniscalchi, lo psicanalista Aldo Carotenuto,
il presidente del Cnel Giuseppe De Rita e il Garante per la privacy Stefano
Rodotà. Fin qui nulla di scandaloso, ma, come sottolineò don Fortunato, "negli
atti del dibattito (consultabile ancora su www.agorà.stm.it/pedofilia-internet)
si rinvengono dichiarazioni inquietanti, sempre ovviamente, velate, mascherate
e subdole". Le frasi che hanno spinto il sacerdote ad indentificare il convegno
radicale come il nemico numero uno della sua associazione.
"Contestare le forme di questa crociata
antipedofila - si legge nella presentazione al dibattito - non significa riconoscere
il "buon diritto" di qualcuno a intrattenere relazioni sessuali con bambini
in tenera età; si tratta di difendere il "buon diritto" di ciascuno a non essere
giudicato e condannato solo sulla base della riprovazione morale suscitata dalle
proprie preferenze sessuali". E poi ci sono le parole introduttive dell'europarlamentare
radicale Olivier Dupuis, che per Di Noto sono la pietra dello scandalo: "Bisogna
evitare di racchiudere sotto il titolo giornalistico di "pedofilia" ogni forma
di rapporto sessuale con minorenni, anche nei casi in cui non si tratti di bambini
o di infanti, ma di ragazzi e ragazze che non si possono considerare completamente
"irresponsabili" nel solo campo sessuale e che si può pensare di difendere -
come tutti - dalle violenze, ma non anche dai "propri" desideri e dalle proprie
tendenze sessuali".
Ma don Fortunato non si fermò: "La
lobby ha stratificazioni nei punti strategici del globo". Uno scenario troppo
ampio anche per i sei parlamentaripresenti
all'audizione che dopo averlo ringraziato per il contributo, chiusero l'audizione
e forse si dimenticarono di quello che avevano ascoltato. Tant'è che ieri la
Scirea ha dichiarato: "Nessuna ipotesi di lobby politica a tutela delle associazioni
pedofile è mai emersa nella mia commissione". E così il mondo politico è tornato
ad interrogarsi sui segreti di don Fortunato, dimenticandosi che la soluzione
si trovava proprio a Montecitorio, nell'archivio.