Don Fortunato chiude il Telefono antipedofili
"Siamo minacciati e soli". Il Polo fa scudo, anche Bianco lancia un appello al parroco di GIOVANNI MARINO


La nazione, 3 Novembre 2000

NAPOLI - L'ultimo colpo di scena di una vicenda ancora piuttosto misteriosa, arriva via "Ansa", ore 15,31: don Fortunato Di Noto, il sacerdote di Avola che ha dichiarato guerra alla pedofilia on line, il consulente della Procura di Torre Annunziata che indaga sul fenomeno, dice basta. Chiude la sua creatura, Telefono Arcobaleno, che in 4 anni ha avuto il merito di denunciare 29 mila siti pedopornografici. Chiude con un messaggio, quasi un testamento, dove, senza specificare fatti, nomi e situazioni, spiega che "Telefono Arcobaleno è stato sottoposto ad ogni tipo di indagine, minacciato, intimorito, fermato, lasciato solo". Nemica dell'associazione, una "potentissima lobby pedofila formata da menti raffinatissime annidata in ogni angolo".

L'associazione lancia inquietanti messaggi: "Si comincia a morire quando si è soli e noi abbiamo paura. Telefono Arcobaleno non esiste più perché chi aveva la forza di difenderlo non lo ha fatto, perché chi sapeva non ha detto, perché chi doveva compiere il proprio dovere si è rivelato vergognosamente piccolo". Ancora, i "giovani volontari impegnati in prima linea, hanno lottato al servizio dell'infanzia al posto di uomini senza spina dorsale che questo Stato aveva delegato proprio per difendere i bambini". A Torre Annunziata il procuratore Alfredo Ormanni commenta, "è una notizia preoccupante, non ne conosco le ragioni perché non sono riuscito a parlargli". L'unico che può chiarire è proprio don Fortunato. Che da Avola, il giorno dopo la sua partecipazione a "Porta a porta", ribadisce il contenuto della nota, aggiungendo: "Alle 15 Telefono Arcobaleno ha chiuso, a mezzanotte disattiveremo il sito Internet. Ci ha fermato la consegna del silenzio".

Da parte di chi? E perché? Mistero. Don Di Noto chiude così una setttimana molto agitata. Aperta da una forte polemica del sacerdote, che aveva criticato alcune affermazioni del ministro Enzo Bianco che, a suo dire, avevano minimizzato la portata del fenomeno pedofilia su Internet. Il prete di Avola aveva inoltre aggiunto di avere le sue buone ragioni per voler parlare di alcune cose solo al presidente Carlo Azeglio Ciampi. E qui si era creduto volesse fare nomi eccellenti per via di una sua dichiarazione al Tg5. Ma lui stesso aveva negato, subito dopo, di avere nomi da fare. Immediate le reazioni politiche al suo ultimo inatteso gesto. "Francamente non ho capito e non ho condiviso alcune delle cose dette in questi giorni da don Di Noto, ma anche io chiedo al sacerdote di non interrompere il lavoro attento e approfondito svolto da lui e dalla sua associazione, la sua opera è stata meritoria e non va dispersa", dice il ministro Enzo Bianco. Maurizio Gasparri, Nino Lo Presti e Alberto Simeone (An), Rocco Buttiglione (Cdu), Stefania Prestigiacomo e Cristina Matranga (Fi), Irene Pivetti (Udeur) chiedono al prete di ripensarci.

Lo fa anche Alessandra Mussolini, che innesca una polemica con il ministro Piero Fassino, definendo "vergognoso" il mancato miglioramento della legge sulla pedofilia. La replica di Fassino: "L'unica cosa vergognosa è il modo in cui l'onorevole Mussolini strumentalizza la questione pedofilia". Don Fortunato getta la spugna. Ma accusa una lobby pedofila. Una lobby, al momento, ancora senza volti e senza nomi.