L'UNIONE EUROPEA "COPRE" I PEDOFILI

I ministri europei "dimenticano" di attuare i controlli previsti

Articolo estratto dal quotidiano "ROMA", l'11 Novembre 2000 - di Armando De Simone

Il Consiglio dei ministri europei non ha rispettato l'impegno preso: entro il '99 avrebbe dovuto attuare severi controlli sulle legislazione anti-pedofilia dei Quindici paesi aderenti all'Unione, imponendo rigide disposizioni. Ed invece, in una risposta fornita al Partito Radicale Transnazionale, il Consiglio ammette addirittura di non essere in grado di procedere ai controlli. Il parlamentare Dupuis:
"Così si coprono i pedofili"
Un segnale inquietante arriva dall'Europa: il disimpegno sul fronte della lotta alla pedofilia. Il Consiglio, l'organo che riunisce i ministri dei governi dei 15 paesi membri dell'Unione Europea, avrebbe dovuto procedere, entro il 1999, alla verifica di quanto gli Stati membri avevano fatto in tema di lotta alla pedofilia, di miglioramento della cooperazione giudiziaria e delle norme in tema di abusi sessuale dei bambini. Ma non lo ha fatto. La denuncia è del segretario del Partito Radicale Transnazionale Olivier Dupuis. Marco Cappato, coordinatore nazionale dei radicali, aveva chiesto al Consiglio che cosa avesse intenzione di fare per intensificare la lotta allo sfruttamento e all'abuso ssessuale dei bambini. La risposta del Consiglio è agghiacciante:
"Il Consiglio non è ancora in grado di procedere ad una verifica delle legislazioni degli Stati membri in questa materia".


Roma. Il Consiglio, l'organo che riunisce i ministri dei governi dei 15 paesi membri dell'Unione Europea, avrebbe dovuto procedere, entro il 1999, alla verifica di quanto gli Stati membri avevano fatto in tema di lotta alla pedofilia, di miglioramento della cooperazione giudiziaria e delle norme in tema di lotta alla tratta, allo sfruttamento o abuso sessuale dei bambini. Avrebbe ma non lo ha fatto.
La clamorosa denuncia è del segretario del Partito Radicale Transnazionale Olivier Dupuis, che ieri ha presentato al Parlamento Europeo un'interrogazione che ricostruisce l'intera vicenda.
Nel mese di maggio scorso, infatti, molto prima quindi che scoppiasse lo scandalo a seguito delle esplosive dichiarazioni di don Fortunato di Noto, il fondatore del Telefono Arcobaleno e del procuratore di Torre Annunziata Alfredo Ormanni, sull'esistenza di una lobby di protezione dei pedofili, cui l'indifferenza dei politici e una certa sottovalutazione del fenomeno avrebbero inconsapevolmente un forte aiuto, e che si è conclusa con la chiusura del Telefono Arcobaleno, a seguito di minacce, Marco Cappato, coordinatore nazionale dei radicali, aveva chiesto al Consiglio che cosa avesse intenzione di fare per intensificare la lotta allo sfruttamento e all'abuso sessuale dei bambini.
La risposta del Consiglio, redatta il 20 settembre fu burocraticamente agghiacciante:
"Il Consiglio non è ancora in grado di procedere ad una verifica delle legislazioni degli Stati membri in questa materia di lotta alla pedofilia".
E quando sarà in grado di operare? "La valutazione verrà effettuata prossimamente secondo le norme previste nella decisione".
Bandiera bianca dunque. E questo mentre l'Europa era percorsa dall'indignazione delle famiglie contro il turpe mercato di bimbi.
Una "resa" tanto più incomprensibile, se si considera che, a norma del titolo IV del documento di azione comune sulla lotta alla tratta ed allo sfruttamento sessuale dei bambini, sottoscritto da tutti i paesi dell'Unione, il Consiglio era tenuto a procedere alla valutazione entro il 1999.
La questione non è di carattere burocratico, anzi.
Il problema della tratta, dello sfruttamento e dell'abuso sessuale dei bambini sta assumendo, infatti, sempre più dimensioni transnazionali e sconvolge per l'efferatezza dei crimini che vengono commessi, nonché per le lentezze con le quali gli apparati giudiziari europei affrontano i casi emersi in numerosi Stati membri.
Ecco perché, per un'efficace repressione contro i nuovi Erode, è necessaria un adeguato coordinamento delle legislazioni e delle indagini di tutti i paesi europei. Mentre l'Unione si è concentrata sul rapporto tra pedofilia ed Internet, trascurandone altri molto più importanti.
"Quando - si chiede Dupuis nell'interrogazione - il Consiglio adempierà all'obbligo di compiere tale valutazione? Per quali motivi non la ha ancora effettuata? Quali ostacoli ha incontrato? Non ritiene il Consiglio che non adempiere a tale valutazione significhi svuotare di senso ed efficacia l'azione comune? Vi sono resistenze all'interno del Consiglio? Quali ulteriori azioni intende il Consiglio prendere per applicare l'articolo 29 del Trattato sull'Unione europea il quale indica, fra i mezzi per creare uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia, la lotta alla tratta degli esseri umani ed i reati contro i minori?"
Domande che attendono ancora risposta.